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La cicatrice che Diego ha salvato

aggiornato

29/08/2021 –
09:56

Da quando avevo 15 anni ho chiesto ai miei genitori di farmi andare a vedere una partita fuori dal nostro stadio tra Maradona e Napoli. […] Nel settembre 1986 i miei genitori mi dissero che dovevamo andare a casa nostra a Roccaraso per qualche giorno. Li ho implorati di lasciarmi andare all’Empoli, dove giocava il Napoli. Non so perché, ma quel giorno ero delegato. Se ne sono andati e sono rimasti a casa. Il giorno dopo è la campana. Era il portiere del palazzo. Mi ha detto con gli occhi pieni di lacrime che i miei genitori erano morti Pernottamento nella nostra casa estiva. C’è stata una fuga di gas e sono morti nel sonno. Mi hai salvato la vita grazie al mio amore per Maradona”.

Chi racconta una storia così fenomenale è Paolo Sorrentino (Napoli, 1970), regista che ha vinto l’Oscar come miglior film straniero nel 2013 (con La grande bellezza)… e cosa Giovedì prossimo 2, alla 78° Mostra del Cinema di Venezia, la prima assoluta di “La Mano de Dios”. Poco più di una settimana fa, il poster e il trailer erano noti (Un minuto e mezzo scioccante) per un film, d’altra parte, avrà un’uscita limitata nei cinema prima della fine dell’anno e uscirà su Netflix il 15 dicembre.

Con questo titolo e con quell’episodio della biografia di Sorrentino, tutto punta a Diego in termini di trama… ma anche a questo bisogna pensare. L’avvocato che, più di un anno fa e presumibilmente per conto dello stesso Maradona (mesi prima della sua morte), ha annunciato azioni legali contro il film, inteso come un riferimento diretto al gol dello sfortunato calciatore argentino contro l’Inghilterra, aiutandosi di fatto nella sua mano, nei quarti di finale dei Mondiali del 1986. Ben presto i partecipanti sono comparsi direttamente in primo piano per confermare che non si tratta di un lungometraggio su di lui. Fluff, nemmeno di sport, ma di una storia, la storia di uno scomodo adolescente italiano Fabito Chiesa, la cui vita e famiglia vengono improvvisamente sconvolte dopo un terribile incidente, ispirato proprio alla giovinezza del regista stesso.

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E lungi dal fatto che nei progressi venuti alla luce si sia vista, attraverso la televisione, la celebrazione di massa del gol in questione (“È un gigante”, grida uno dei personaggi), c’è chiaramente un collegamento che il giovane fan, ora adulto e devoto, che poi seguì Maradona a Napoli. Del resto, non sarebbe la prima volta che Sorrentino si accosta al personaggio di Diego con il cinema come scusa. Dopo aver vinto un Oscar, ad esempio, lo ha citato nel relativo discorso come uno dei suoi riferimenti insieme a Talking Heads, Scorsese, Fellini… e le città di Napoli e Roma.. Con sua grande sorpresa, il Decimo ha fatto eco: “Da buon cittadino napoletano, questo mi ha incoraggiato. Arriva in un buon momento della mia vita. Siete un grande vincitore e ci abbracceremo a vicenda”.

Maradona ha vissuto il suo tempo in modo indimenticabile. Tutti noi, e io per primo, lo ricordiamo come colui che era… e come colui che ci ha fatto

Paolo Sorrentino (regista)

“Maradona è la mia infanzia, lui è il mondo prima di ogni altra cosa. Diego è uno dei più grandi esempi di uomo che ha problemi con il tempo. Hai vissuto la tua vita in modo indimenticabile. Ognuno di noi, e io per primo, lo ricordiamo come chi era e chi ci ha fatto. Ha spiegato tempo fa in un’intervista al quotidiano “El Mundo” che il futuro non esiste per una persona condannata a vivere nella memoria di tutti.

“La grande bellezza” ha vinto un Oscar ai suoi tempi, sì, ma anche un Golden Globe, un Bafta e diversi European Film Awards… Berlusconi era in Italia, sulla routine di uno scrittore di 65 anni che ha raggiunto la fama attraverso un romanzo L’ha scritto in gioventù, e da allora si è dato una vita comoda in cui scrive a malapena articoli per la stampa. Sforzo per tenere il passo con l’ordine del giorno. L’attore che ha dato vita a questo personaggio, Tony Servillo, è anche uno degli eroi del film “La Mano de Dios”.