Femminismi, donne di Fano, Pesaro, Urbino: “Bombe di ieri e… bombe di oggi”

L’evacuazione della notte del 13 marzo è stata causata dal ritrovamento di un ordigno bellico della Seconda guerra Mondiale. Nello spostarci da casa tutti avremo pensato a quello che hanno vissuto gli “sfollati” di allora, prima a causa del regime fascista e delle sue sconsiderate guerre “di conquista” e poi coi bombardamenti. Eppure quell’ordigno, capace di radere al suolo una vasta area in un “TAC”, deve farci pensare anche che anche oggi non esistono solo i coraggiosi militari “artificieri” che ci salvano dal botto, perché quello della “Difesa” è ancora un sistema che rappresenta una realtà che purtroppo noi cittadine/i non siamo in grado di gestire, che va al di là dell’informazione che abbiamo. Il militarismo nella pratica ancora rappresenta l’ingerenza armata all’estero non solo per tanti Stati (basti vedere gli USA coi suoi petroldollari, ma anche la Russia in Siria, il regime del turco Erdogan contro i kurdi…). E l’Italia, oltre ad aver partecipato ed a partecipare tutt’ora ad una miriade di “missioni di pace”, molte delle quali dai contorni ben poco definiti (si pensi alla Somalia ed all’oscuro omicidio della giornalista Ilaria alpi), continuiamo a spendere una quantità di soldi incredibile in armamenti. I dati contenuti negli Stati di Previsione allegati alla Legge di Bilancio 2018 mostrano un incremento annuo del 3,4% (circa 700 milioni) del budget previsionale del Ministero della Difesa, che passa dai 20,3 miliardi del 2017 ai quasi 21 miliardi del 2018.
Si tratta di un aumento che rafforza la tendenza di crescita avviata due Bilanci fa dal governo Renzi: +8,2 % (circa 1,6 miliardi in più) rispetto al bilancio Difesa del 2015 l’ultimo a risentire degli effetti della “spending review” decisa nel 2012 dal governo Monti, +18% nelle ultime tre legislature. Per il 2018 spicca un aumento del 9,7% dei fondi ministeriali per gli investimenti in nuovi armamenti e infrastrutture (2,3 miliardi).
Se dunque nel mondo le bombe continuano a mietere vittime, e tutte/i siamo responsabili nel dover chiedere e progettare il disarmo, sia personale che collettivo, e pretendere che i conflitti siano risolti con la ragione e dove possibile col dialogo… consideriamo che il nostro paese produce ancora bombe usate all’estero. Pensiamo alla fabbrica della tedesca Rheinmetall che ha sede in Sardegna e vende le bombe usate dall’Arabia Saudita contro lo Yemen bombe del tipo “MK 82, 83 e 84 perfette per situazioni in cui è necessaria la massima esplosione e deflagrazione” usate contro i civili. L’Italia vive ancora di bombe e armamenti quindi, oltre a investire in armamenti per strategie NATO sulle quali noi cittadini non abbiamo praticamente nessun controllo.
Che questa bomba che è riemersa dalla ghiaia della Sassonia ci sia di monito e ci faccia antimilitariste/i e nonviolente/i sempre e comunque.

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