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La ‘Ndrangheta è condannata ma non affondata

La ‘Ndrangheta è condannata ma non affondata

In Italia, il massimo processo alla mafia calabrese si è concluso il 20 novembre con la condanna di oltre 200 imputati. Sono stati condannati fino a 30 anni di carcere. Nonostante la costante persecuzione da parte della polizia italiana, questa organizzazione criminale è ancora viva ed è una delle più prospere della penisola.

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La ‘Ndrangheta è considerata la più potente cosca mafiosa italiana, ed è di gran lunga superiore a “Cosa Nostra”, la mafia siciliana, indebolita dall’arresto dei suoi leader. È anche uno dei paesi più globalizzati, con una presenza dall’Africa occidentale al Sud America. Ma concentra le sue attività in Europa. Si dice che controlli l’80% del traffico di cocaina.

La ‘Ndrangheta ha da tempo confinato le sue attività criminali nello Stivale, dove è nata più di un secolo fa. La Calabria e la sua povertà endemica ne furono le fondamenta. Il sottosviluppo cronico della regione e la disoccupazione giovanile continuano a giocare a suo vantaggio.

Negli anni ’70 divenne noto per una serie di orribili rapimenti. Ma nel corso di circa vent’anni, con discrezione e senza spargimento di sangue, ha ampliato la sua influenza penetrando nell’economia legale.

Contratto criminale

Il suo reddito annuo rappresenta circa il 3% del PIL italiano, ovvero più di 50 miliardi di euro all’anno. Secondo l’Ufficio antimafia si tratta di una holding criminale. Se fosse stata quotata in Borsa sarebbe stata tra le cinque più grandi aziende italiane.

Ma la ‘Ndrangheta non è un’azienda: trae la sua ricchezza dal traffico di droga, dai rifiuti, dal riciclaggio dei suoi proventi e dai saccheggi. Strangola le imprese italiane e prende loro i soldi. Corrompe i dipartimenti in cui si infiltra. Secondo il pm antimafia Nicola Gratteri, che ha condotto l’approfondita indagine culminata in questo lungo processo, la ‘Ndrangheta “non uccide più, ma corrompe”.

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Sul banco degli imputati c’erano alti funzionari dell’amministrazione italiana accusati di collusione e persino rappresentanti eletti. Tra loro c’è un ex senatore del partito Forza Italia di Silvio Berlusconi, condannato a 11 anni di carcere. Il processo si è concentrato su un clan, i Mancos, cellula tra le altre di un’organizzazione molto frammentata e quindi difficile da penetrare.

Cooperazione internazionale

Per eliminarlo, l’Italia ora si affida alla cooperazione internazionale. Nel 2020 ha chiesto aiuto alle forze di polizia di tutto il mondo. La ‘Ndrangheta lavora spesso in collaborazione con altre organizzazioni criminali. Per quanto riguarda il traffico di droga in Europa, collabora con la mafia albanese e con un gruppo colombiano.

Le incursioni internazionali divennero più frequenti. L’ultima operazione di quest’anno in otto paesi europei, tra cui la Francia, ha portato all’arresto di oltre un centinaio di persone e al sequestro di 23 tonnellate di cocaina. Un altro duro colpo per l’organizzazione, come questo processo, ma siamo ancora lontani dall’eliminarla dall’economia sommersa.