Dr Zaccari: “Per l’ospedale di Urbino impossibile sopportare tutto il carico dell’entroterra”. E sul privato: “Così la salute diventa merce”

Una riflessione a 360 gradi con il dottor Carlo Zaccari, medico ospedaliero da qualche mese in pensione (ha lavorato al nosocomio di Urbino), che parla di riforma sanitaria, sanità pubblica e privata

Proseguiamo il percorso di approfondimento sulla delicata situazione della riforma sanitaria con il dottor Carlo Zaccari, medico ospedaliero da qualche mese in pensione (ha lavorato al nosocomio di Urbino), che al riguardo si esprime senza mezzi termini: “Dobbiamo innanzitutto evidenziare che il governo regionale sta mettendo in atto una vergognosa e spudorata manovra di riassetto della sanità. La discussione avvenuta sui giornali, incentrata principalmente sulla localizzazione del futuribile ospedale unico, è stata volutamente fuorviante e ha funzionato solo come arma di distrazione di massa”. Cosa si vorrebbe fare e cosa è avvenuto finora? “Si vorrebbe costruire un nuovo ospedale, evitando un fattibile piano di integrazione tra l’attuale struttura fanese e quella pesarese. Così facendo si lascia Fano, la terza città delle Marche che in estate grazie al flusso turistico ha un incremento di popolazione, senza una struttura ospedaliera. Sono stati già chiusi gli ospedali di Fossombrone, Cagli e Sassocorvaro, che servivano per tutto  l’entroterra e fungevano da filtro agli ospedali maggiori di Fano, Pesaro e Urbino. In compenso si vorrebbe aprire a Fano (nell’attuale Santa Croce?) una clinica privata con 100 posti letto, proprio quelli ridotti dalla chiusura dei tre ospedali. I tagli dei posti letto pubblici e poi dati al  privato bastano da soli a squalificare l’intera operazione del riordino ed  evidenziano chiaramente la volontà di privatizzare il sistema sanitario”. E’ vero che i piccoli ospedali non sono più funzionali? “Assolutamente no, per esempio il vicino ospedale di Rimini è supportato dagli ospedali di Riccione, Santarcangelo, Cattolica e Novafeltria, posti a pochi chilometri di distanza, e tutto funziona con un lodevole coordinamento  in maniera egregia. La situazione demografica e la pressione turistica del nostro e del loro territorio sono simili, ma la risposta è differente: è facile intuire quale sia più vicina ai bisogni della popolazione. Provate a immaginare lo scenario del pronto soccorso dell’ospedale unico, quando già oggi Pesaro e Fano non riescono a dare un servizio soddisfacente e non certo per colpa degli operatori sanitari. Oppure vogliamo pensare dove andrà la popolazione dell’entroterra, con un’alta percentuale di anziani, soggetti a frequenti ricoveri per il riacutizzarsi di patologie croniche? Non credo che i ricoveri effettuati fino a ieri nei tre ex ospedali siano stati impropri e come può l’ospedale di Urbino, nell’attuale e futura situazione, soddisfare adeguatamente queste richieste?”. Sarebbe servita una migliore programmazione? “Con certezza si può dire che non c’è stata una programmazione volta a garantire il diritto alla salute verso i bisogni dei territori, ma solo l’imposizione di una sanità sostenibile con le risorse che il governo regionale ha deciso di mettere a disposizione, senza minimamente pensare al taglio degli sprechi legati alla corruzione esplicantesi in appalti, acquisti, canoni d’affitto eccetera… Dal piano sanitario del governo regionale emerge che oltre alla richiesta sanitaria ospedaliera vi è anche quella specialistica ambulatoriale, l’assistenza territoriale residenziale e semiresidenziale assieme alla riabilitazione. Purtroppo anche in questi  servizi si assiste alla sostituzione del sistema pubblico con il privato convenzionato. Mentre con visione completamente diversa si fece negli anni ’80, il riordino delle strutture di Urbania, Sant’Angelo in Vado e Mondavio, convertendole tutte in RSA pubbliche”.

Analizzando il riassetto del nostro sistema sanitario, il dr. Carlo Zaccari è sentenzioso: “Quando la salute è messa in mano ad imprese private, essa diventa merce che si caratterizza per gli scopi economici prefissi, cioè il profitto ed il malato si trasforma da paziente in cliente. Il mercato applicato ai servizi sanitari porta ad inevitabili comportamenti scorretti, specie nella nostra Italia, dove il degrado morale, sociale e politico ha superato da tempo il livello di guardia”. E’ vero che le prestazioni offerte dal privato costano meno? “Tenendo sempre presente che il privato è pagato dallo Stato, cioè da noi, andrebbero verificate le qualità del lavoro, le piante organiche effettive, la tipologia del rapporto di lavoro e  l’appropriatezza delle prestazioni. Inoltre per contenere il costo del lavoro il privato agisce in vari modi, come la chiamata a gettone per tutte le figure professionali, la destrutturazione di organici e professioni con competenze trasferite da una figura professionale a un’altra meno remunerata ed infine  viene usato il precariato che di solito crea grossi problemi alla funzionalità nei servizi. Per contro potrebbero essere gonfiati i rimborsi richiesti con cure ed interventi non necessari o facendo figurare prestazioni più costose di quelle effettivamente erogate. Sarebbe necessario un serio controllo a queste strutture, ma c’è una pressoché completa connivenza tra sanità privata e personale politico-amministrativo”. Però anche le strutture pubbliche fanno ricorso al privato…  “Sì è vero, e tutto avviene nella volontà di una forte diminuzione del personale. In Italia i dipendenti del sistema sanitario sono scesi di ben 44000 unità negli ultimi 13 anni. Si è iniziato con l’esternalizzare servizi come la cucina, le pulizie, la lavanderia, proseguendo con le ambulanze, gli operai manutentori e alcuni settori impiegatizi. Tutto questo ha portato ad una minore qualità dei servizi per i pazienti ed a minori tutele per i lavoratori”. Perché si vuole dare la sanità in mano ai privati? “Perché si vuole scaricare sui cittadini una quota che oggi grava sulla spesa pubblica. La privatizzazione del sistema sanitario pubblico è avvenuta in modo  silenzioso e nascosto negli anni precedenti, mentre oggi è divenuta sfacciata: si parla apertamente di dare meno e in modo selettivo, di far pagare le prestazioni a cosiddetto basso impatto sociale, di trasformare strutture pubbliche in private e di introdurre mutue e assicurazioni. La privatizzazione della sanità fa regredire l’Italia e non diminuisce le spese, cambia solo chi paga, cioè il malato”.

Qual è allora l’alternativa? “Bisogna tener conto che la salute, oltre ad essere un diritto del cittadino, è una materia che concorre alla formazione della ricchezza. Si deve rimettere al centro del sistema il cittadino paziente, ripensare il rapporto tra   il modello ospedale e il modello territorio. Vanno ripensate le convenzioni con i medici di base e con gli specialisti ambulatoriali, vanno aggrediti gli sprechi legati alla corruzione valutati alla non trascurabile percentuale del 6% della spesa sanitaria complessiva. E’ doppiamente immorale ridurre le prestazioni sanitarie ai pazienti e mantenere gli sprechi che sono conseguenza del malgoverno che hanno finanziato il consenso politico, le clientele, il voto di scambio e la lottizzazione”.