“Da zero a cento in qualche giorno”

salus

Ognuno di noi è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la vita a credersi stupido”.

Tra qualche giorno inizierà la maturità. Migliaia di studenti saranno alle prese con l’esame di quinta superiore. Mentre tutti gli altri ragazzi se ne vanno al mare per i primi bagni, i maturandi sono con la testa sui libri, immersi sì, ma in un mare di parole. E il naufragar non so quanto sia tanto dolce.

Nonostante si festeggino caldamente i cento giorni prima della maturità, dal novantanovesimo in poi, alle feste, di studenti di quinto superiore, se ne vedono pochi.

Il telegiornale, oltre al bollino rosso del meteo, manda in onda puntualmente ogni anno il solito servizio sulla maturità intervistando ragazzi a caso; i social network ingannano gli utenti invitando a cliccare i link con le tracce delle prove d’esame; i professori da settembre dicono che è già giugno e a giugno dicono che a settembre lo avevano detto che sarebbe arrivato giugno.

La maturità è sedersi per l’ultima volta sul banco, l’ultimo sguardo d’intesa con il compagno vicino, l’ultimo litigio con il professore, l’ultima vera ricreazione della vita, l’ultimo appello in ordine alfabetico. Sì, perché vi mancherà anche quello.

La maturità è fatta di intere notti passate a rileggere appunti che non rileggeremo mai e mai più, di formule matematiche che non utilizzeremo se non nel compito in classe, è fatta di tazze enormi di caffè freddi e pasti riscaldati ad orari indecenti.

La mente degli studenti attiva come un centro scommesse. Si fanno calcoli sui crediti accumulati nel triennio, previsioni sui punteggi delle prove scritte e le fasce di voto che vengono fuori da questi calcoli prima della prova orale. Chi arriva a sessanta prima dell’interrogazione, chi non ci arriva per una manciata di punti e chi, invece, aggiungerebbe anche i punti di sutura sul corpo per poter arrivare a sessanta centesimi.

Poi però finisce lì, in un anonimo pomeriggio di luglio, dei numeri vicini ai nostri nomi e cognomi, come fossero le kcal di un prodotto alimentare.

La maturità è la paura di sbagliare mischiata alla voglia di essere perfetti, il bisogno di stupire con l’incubo di annoiare.

Addormentarsi con la luce accesa nel comodino, con la bocca aperta come se fosse stata stoppata mentre si stava ripetendo, le dita delle mani bloccate nell’ennesimo calcolo dei crediti e le orecchie dritte come se fossero pronte ad un suggerimento durante le prove d’esame.

Finchè finisce tutto, si esce dalla scuola dove si è fedelmente promesso durante l’anno di non tornare mai più. Ma non vedrete l’ora di tornare in quell’edificio dove si era entrati da sconosciuti e da dove si esce da ancora più sconosciuti, perché l’anno seguente non godrete più della fama di essere maturandi.

Perchè poi dalla maturità si esce certo un po’ diversi, cambiati, ma con la voglia ancora di cambiare.

20 giugno 2017. Notte prima degli esami. Quella notte sarà ancora vostra.