Fossombrone, serve chiarezza sulla gestione della casa di riposo

Casa comunale di riposo di Fossombrone

La giunta comunale di Fossombrone aveva promesso un disciplinare di gara che non c’é. Né ha indetto una gara d’appalto per le gestione della casa comunale di riposo. Per la minoranza consiliare bisogna fare chiarezza perché “sono fino ad oggi dieci le proroghe del contratto alla cooperativa, incaricata negli ultimi nove mesi con affidamenti diretti di 39 mila 880 euro. La procedura regolare deve avvalersi della stazione unica appaltante della Provincia di Pesaro e Urbino, con invito ad almeno 5 operatori economici”. Dopo la revoca del project financing della precedente amministrazione “dietro precisa indicazione del responsabile servizi sociali, veniva prevista la necessità di procedere ad apposita scelta circa le modalità di gestione della residenza protetta per anziani.  Gli affidamenti diretti, ‘casualmente’ sotto i 40 mila euro “sono avvenuti anche con la registrazione dell’intervento in proroga e determine spesso postume, ma senza che sia mai stata predisposta alcuna gara, in totale dispregio delle indicazioni stabilite dall’Anac e di quanto precisa la legge”. L’Anac. Autorità nazionale anticorruzione nelle linee guida per l’affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali, evidenzia che la proroga è prevista “nei soli casi limitati ed eccezionali, in cui, per ragioni obiettive, indipendenti dall’amministrazione, vi sia l’effettiva necessità di assicurare precariamente il servizio nelle more del reperimento di un nuovo contraente”. Resta da stabilire quali siano state le situazioni eccezionali che hanno determinato le scelte del Comune e perché mai risulterebbe lo stesso modo di procedere in sede di bilancio. “Si potrebbe ipotizzare il danno erariale. Al riguardo la Corte dei Conti  si esprime in maniera inequivocabile rimarcando che l’elusione delle garanzie prescritte dalla legge, dettate a salvaguardia dell’interesse pubblico e regolanti le procedure per l’individuazione del contraente privato più affidabile e più tecnicamente organizzato per l’espletamento dei lavori, comporti un danno patrimoniale per l’ente appaltante, nella elementare considerazione che dalla violazione di norme imperative discende sempre la nullità del contratto, con il conseguente obbligo, per l’amministrazione, di erogare al privato contraente un compenso limitato al solo arricchimento senza causa”. Una questione delicata.