L’associazione Ferrovia Valle Metauro sulla Fano-Urbino “Riattivarla per evitare isolamento e morte dell’entroterra”

2014-il-prof-sgarbi-in-visita-alla-ferrovia-fano-urbino-durante-la-7-giornata-delle-ferrovia-dimenticate-fileminimizerAlla proposta del professor Enrico Tosi nell’ultimo numero del nostro mensile di recuperare la vecchia ferrovia Fano-Urbino con una pista ciclabile “a costi contenuti”, segue l’intervento dell’associazione Ferrovia Valle Metauro che inizia con riferimenti storici: “Nel 2009 il consiglio provinciale di Pesaro e Urbino con delibera unanime 15/2009 dava mandato al presidente della Giunta di assumere una serie di iniziative finalizzate al ripristino della ferrovia Fano-Urbino. E’ il primo documento decisionale riguardante la ferrovia Fano-Urbino a partire dal 1987, anno della sua sospensione dal servizio, ed è vincolante anche per le  amministrazioni successive. Invece l’anno seguente, il nuovo presidente eletto della provincia Matteo Ricci, al posto di ottemperare ciò che era stato deliberato, scriveva personalmente al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con l’intenzione  di resuscitare l’iter di dismissione, sospeso e annullato dal 2005 in attesa della formazione di un tavolo tecnico,  perché vuole realizzare sul tracciato… una pista ciclabile.  Tale infausta operazione si concluderà  nel 2011 con il DM di dismissione firmato dal  Ministro Passera. Da quel momento la ferrovia entra in un limbo istituzionale perché pur essendo integra nelle sue componenti (sedime, binari, gallerie) non è più soggetta ai vincoli del DPR 753/80 del regolamento di polizia ferroviaria con RFI-FS non  più obbligata a garantirne la percorribilità e l’accessibilità. Altra grave conseguenza: cadono i vincoli di edificabilità nelle fasce di rispetto. Quindi possiamo considerare la richiesta iniziale di Ricci  l’origine di tutti i mali della ferrovia metaurense. Quello che è ancor più grave è che, senza alcun supporto  tecnico ma basandosi solo su supposizioni personali, Ricci decideva autonomamente che i paesi della Valle del Metauro, Urbino e l’intero Montefeltro avrebbero dovuto fare a meno per sempre della ferrovia connessa alla linea adriatica, asse principale di collegamento fra  Nord e  Sud, e di conseguenza rinunciando al collegamento con l’intera nazione”. “Nella scorsa legislatura regionale, inoltre – aggiungono dall’associazione –  il consigliere pesarese del Pd Mirco Ricci  tentava invano di acquisirla cercando di impegnare la Regione con una spesa di alcuni milioni di euro;  sul finire della legislatura il consigliere regionale dei Verdi  Cardogna, invece, riesce a far approvare una mozione che chiede di revocare la dismissione. Un dirigente del ministero poi la respinge  con  motivazioni prive di fondamenti tecnici. Adesso è il turno del consigliere pesarese del Pd Biancani, presidente della commissione trasporti. L’ultima  sua mozione è un ravvedimento: finalmente la Regione con tale provvedimento si mette in marcia verso la riattivazione della ferrovia. Ma la mozione è ancora troppo ambigua. Da una parte il proponente pone la possibilità di riattivare la ferrovia, dall’altra non si capisce quale sarà l’assunzione di impegno della Regione;  si conclude con la ventilata ipotesi a farci qualcos’altro”. L’associazione Ferrovia Valle Metauro pertanto si chiede: “La Regione ha compreso l’utilità trasportistica, sociale e ambientale della ferrovia? Ha percepito le enormi potenzialità turistiche della linea? Non deve fare altro che perseguire quella scelta iniziale mediante  le sedi istituzionali e trovare  le forme di finanziamento. Non possiamo permetterci di sbagliare ancora come è stato per la mancata ricostruzione della Urbino-Sant’Arcangelo di Romagna e lo smantellamento della Pergola-Fermignano. Il vuoto di connessioni ferroviarie che affligge le alte Marche può essere colmato solo col  recupero della metaurense. Purtroppo la provincia di Pesaro e Urbino è troppo indifferente alle esigenze più che legittime dell’interno, troppo sbilanciato a tutelare gli interessi della costa. Anche una pista ciclabile sul tracciato ferroviario, sarebbe  destinata più alle passeggiate degli abitanti della costa. La conseguenza è riscontrabile nel fatto che i paesi interni si stanno sempre più spopolando a causa dell’indebolimento delle attività economiche come  agricoltura, allevamento e turismo. Altre problematiche coinvolgono la vita sociale e i servizi collettivi: trasporti, sanità e istruzione sono sempre più costosi e mostrano allarmanti crepe nel sistema. Nel contempo le città sono e saranno sempre più congestionate. Solo una ferrovia integrata con un buon trasporto su gomma è in grado di realizzare il cambiamento nello sviluppo e  modernità  di collegamento con il resto del Paese,  affinché le persone restino e tornino a vivere nei paesi dell’entroterra”. 

Guido Giovagnoli