La vallata delle autoambulanze

Siamo diventati la vallata delle autoambulanze. Abbiamo sopperito alla chiusura degli ospedali con l’aggiunta di ambulanze non medicalizzate.
Spesso e volentieri troviamo due ambulanze nello stesso punto di chiamata. Il malato chiama il 118 ed arriva per prima l’ambulanza
senza dottore e se il poverino ha rotto solo un dito viene trasportato all’ospedale di competenza e fin qui tutto bene. Se invece il caso è di una
certa gravità allora si aspetta l’ambulanza medicalizzata, perché l’infermiere non può effettuare prestazioni mediche di un certo rilievo: risultato
perdita di tempo a discapito del malato con conseguenti pericoli alla vita medesima. Tutto il santo giorno è un continuo andare e
rivieni di ambulanze su tutto il territorio provinciale: da Pesaro a Fano, da Fossombrone ad Urbino e viceversa. Con la chiusura degli ospedali
si sono chiusi anche i pronto soccorso trasformandoli in punti di primo intervento, dove praticamente non esistono più i laboratori
analisi e la diagnostica: per le analisi del sangue esiste il camminatore, alla faccia della velocità di intervento! Ma è normale tutto questo…?

Un operatore sanitario