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Marcucci, dodicenne, racconta la medaglia d’argento conquistata a Junior MasterChef 2

Il mio sogno è aprire un ristorante celeste, grigio e bianco con sedie e tavoli di legno, in riva al mare che cucina pesce soprattutto crudo”. Semplici deliri di un dodicenne? Fuochino per l’età, non per la realizzabilità del sogno. “Vorrei che la gente mi leggesse in fronte il mio desiderio di cucinare tutta la vita”. Ora lo riconoscete? E’ Nicolò Marcucci, secondo classificato a Junior MasterChef 2. E pensare che tutto sarebbe potuto terminare ancor prima di iniziare, se solo il fratello maggiore Samuele avesse insistito nel prenderlo in giro quando a sei anni chiedeva come regalo ai genitori “la cucina che avevano le mie amiche”, oppure se qualche anno più tardi la mano scottata per sentire se l’acqua bolliva avesse spinto Nicolò a lasciar da parte il mondo culinario. E’ tutto un possibile altrimenti la storia del biondino cagliese, medaglia d’argento al talent show targato Sky. “Tutto è iniziato e finito con un barattolo, direi che la mia partecipazione a Junior MasterChef è tutta racchiusa in queste due parentesi – esordisce Nicolò, a proprio agio davanti al taccuino proprio come fosse in cucina – superai il provino iniziale a Roma grazie a una ricetta suggeritami da Gabriele Giacomucci ed è finita come tutti sapete in finale contro Andrea”. Difficile giudicare chiusa un’esperienza simile, con gli occhi di tutta Italia addosso e un’improvvisa notorietà mai avuta prima e invece Nicolò è sicuro: “Non bisogna dare troppa fiducia alla tv, in fin dei conti è spettacolo. Il mio limite è l’età, tra sei anni quando uscirò dall’Istituto Alberghiero (lontano da Cagli, intenzione chiara del biondino che il prossimo giugno dovrà scegliere la scuola superiore) qualcuno si ricorderà?”. Strada per niente in discesa ora, ma nemmeno prima. “Innamorato della cucina, guardo da sempre tutti i programmi culinari. Adoravo Junior MasterChef Australia, paese che mi affascina, ma che non credo ospiterà il mio futuro professionale, e quindi decisi di provare a partecipare a quello italiano. Preso, dovetti rifiutare per ovvi problemi di lavoro dei miei genitori. Destino beffardo che si è rivelato vincente: in un anno imparai nozioni fondamentali, mia madre perse il lavoro (ora ne ha trovato un altro) e quindi ebbi fortuna con un anno di ritardo che mi consentì maggior allenamento ed esperienza oltre alla disponibilità di mamma”. Il futuro nessuno lo conosce, ma Nicolò Marcucci verrà senz’altro ricordato per essere stato l’unico ad aver radunato e unito trecento persone in piazza con un unico ideale: patriottismo.