Fano, banda dei bancomat: due arresti. Sequestrati 150 candelotti esplosivi, 54 metri di miccia

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Rosalba Cagli

Aveva le sue basi logistiche in Puglia la banda degli assalti dinamitardi agli sportelli bancomat nei Comuni di Pergola, Terre Roveresche, Monte Porzio, San Costanzo, Fano, Colli al Metauro e Cartoceto, tutti compiuti fra il giugno e il dicembre 2017. Tra gli indagati anche un quarantacinquenne di origini pugliesi che vive da tempo a Fano e che ha un’attività a Lucrezia di Cartoceto: è sospettato di essere il basista dei colpi effettuati nella nostra zona. L’operazione Piedi di corvo, condotta dai carabinieri del nucleo operativo radiomobile fanese, si è conclusa con il sequestro di 150 candelotti esplosivi, 54 metri di miccia a combustione rapida, arnesi da scasso, mazze, asce, ricetrasmittenti sintonizzate sulle frequenze dei carabinieri, proiettili e armi da guerra: un Kalashnikov del modello da paracadutista (ha il calcio retrattile) e un fucile mitragliatore sloveno Mgv, dal caratteristico caricatore rotondo.

Due le persone arrestate, un imprenditore edile al di sopra di ogni sospetto e un allevatore, accusate entrambe di custodire altrettanti arsenali in masserie che si trovano l’una a Orta Nova in provincia di Foggia e l’altra a Cassano delle Murge a Bari. Dopo circa otto mesi di indagini, la pista lucreziana ha dunque portato ai sequestri e agli arresti in Puglia.

Nella popolosa frazione di Cartoceto i carabinieri di Colli al Metauro avevano infatti sequestrato una marmotta (un tipico contenitore) senza esplosivo, un ariete artigianale e vari attrezzi da scasso. Gli esiti dell’operazione Piedi di corvo, coordinata dal pm Francesco Narbone, sono stati illustrati stamane nella caserma a Fano dal tenente Luigi Grella, del nucleo operativo locale, dal comandante provinciale Luciano Ricciardi, dal capitano Aldo Meluccio del reparto operativo provinciale e dal procuratore capo Cristina Tedeschini.

Evidenziato lo spirito di collaborazione nell’indagine su un gruppo ritenuto di notevole pericolosità. Aperti interessanti spiragli per ulteriori investigazioni delle Procure pugliesi: si ritiene infatti che parte del livello operativo debba essere ancora individuato. L’operazione è stata denominata Piedi di corvo dal nome dei chiodi a quattro punte che i dinamitardi disseminavano sulla strada, prima e dopo del bancomat preso di mira, per bloccare l’arrivo imprevisto di una pattuglia.

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