Brezzi: “Storia e memoria inscindibili e unite da un rapporto circolare”

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“I percorsi della democrazia consapevole” iniziati nel mese di novembre con il giudice Scarpinato, primo ospite de la Rassegna “Con le parole giuste” sono approdati nella serata di ieri, venerdì 29 marzo 2019, nel mare dei significati della parola DOVERE, ed in particolare nel DOVERE della memoria e del ricordo insieme alla filosofa Francesca Brezzi. “Ricordare, come dice l’etimologia della parola – ha esordito il giudice Francesco Messina – significa partire dal cuore, condividere riflessioni insieme. Il passato ci precede, ci condiziona e questo stride con la condizione attuale in cui tutto ciò che è risoluzione dell’enigma viene bypassato”. Nel prendere la parola la professoressa Francesca Brezzi, già prof. Ordinario di Filosofia Morale all’università Roma Tre è dal maggio 2000 Delegata del Rettore per le Pari opportunità- Studi di genere, ha spiegato: “Penso che la filosofia abbia il compito di occuparsi di queste tematiche: ricordare, dimenticare, perdonare, ma prima di intraprendere il mio discorso premetto che quello che dirò si situerà nei chiaroscuri della ragione, come li definisce la filosofa Maria Zambrano, non pretendo di essere portatrice di una ragione sicura. Nel bosco infatti non contano i sentieri ma i momenti in cui si apre una luce. Tra storia e memoria c’è un rapporto circolare, l’una non esiste senza l’altra ma tra le due c’è anche un rapporto di fiducia e di sospetto. La memoria deve istruire la storia perché richiama tutto il vissuto del passato e soprattutto è importante nella misura in cui permette di ricordare le vicende dei popoli che non hanno voce, i vinti. La storia non si cambia ma attraverso la memoria possiamo ‘raccontare altrimenti’, reinterpretare il senso di certi fatti”. La professoressa Brezzi ha posto quindi una domanda al pubblico presente: “La storia è farmaco o veleno?, spiegando che può diventare veleno se le vicende che meritano di essere riportate alla luce vengono dimenticate. Un ulteriore passaggio si compie poi con il passaggio dalla memoria individuale – ha continuato la Filosofa – a quella collettiva, importante per indicare la coesione sociale di cui oggi c’è davvero bisogno, infine si giunge ad una memoria condivisa, la giusta memoria o memoria felice. Se da un lato abbiamo il dovere della memoria, dall’altro abbiamo anche il dovere dell’oblio. L’oblio liberatore – ha continuato la professoressa Brezzi – passa attraverso una memoria condivisa che necessariamente conduce verso una memoria giusta o felice. L’ultimo tassello di tutto il processo è il perdono che ha il potere di guarire”. Si è perso il significato della parola perdono – ha sottolineato Messina – al giorno d’oggi viene proposta dai giornalisti immediatamente dopo un omicidio ad esempio, mentre il perdono implica una accettazione della realtà ed una sua rielaborazione. Senza un accertamento pieno sui fatti non può esistere la parola perdono”. Ed ora l’appuntamento è per giovedì 4 aprile (ore 18.00) sempre alla Memo – Mediateca Montanari con il poeta Valentino Ronchi, ultimo appuntamento di questa stagione di con “La parole giuste”.

 

 

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