Sanità, dottor De Marchi: “I piccoli ospedali erano un filtro vitale”

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Tratto dall’ultimo numero di Flaminia&dintorni  dicembre 2018

“Ostinata e sorda a ogni tentativo di confronto sui problemi e dati della nostra realtà – inizia il dottor Carlo De Marchi – l’amministrazione regionale ha caparbiamente portato avanti il suo piano sanitario decretando la chiusura di molti ospedali, tra cui di fatto anche quello di Fano. In questi anni tante sono state le richieste di dialogo da gruppi e comitati della salute o di confronti civili  su fatti concreti che hanno svelato i risvolti ambigui e contraddittori del piano proposto. Partiamo dall’iniziale sito di Fosso Sejore, impossibile e incompatibile per un’infinità di motivi, fino all’attuale di Muraglia. anch’esso pieno di incongruenze e contraddizioni, per non parlare delle improbabili proposte finanziarie che ad oggi non hanno nessun fondo pubblico per la costruzione di un ospedale”. Perché nella chiusura ci mette anche Fano? “Lungi da me ogni campanilismo, ma  come non ricordare quello che la sanità e in particolare l’ospedale fanese offriva fino ad una quindicina di anni fa? Erano ospedali con professionalità qualificata, capaci di rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini. Si caratterizzavano con eccellenze a cui facevano ricorso non solo i territori della regione. Chi può dimenticare la chirurgia del prof. Saba, l’ortopedia del dottor Cormio, l’anestesia del dottor Giuliano, l’otorino del dottor Citroni, il grande progetto della pediatria del prof. Gherardini e del prof. Gobbi…! Come non ricordare la tutela offerta dai presidi degli storici ospedali di Fossombrone, Cagli e Pergola con i loro reparti di medicina generale, chirurgica ed ortopedica di ottima qualità! La presenza di strutture di piccola entità offrivano terapie di buon livello con accettabili liste di attesa. E inoltre era un importante filtro per i  maggiori ospedali. Questo era l’elemento qualificante che rendeva armonica l’interazione tra ospedale e territorio, superando gli artificiosi meccanismi burocratici del rapporto tra strutture. Si offriva così l’immagine di un presidio territoriale diffuso e vicino al cittadino”. Di fronte tutto ciò, che ruolo ha avuto la politica locale? “Quasi tutte le amministrazioni con poca trasparenza hanno opposto un muro di gomma, evitando un confronto aperto e chiaro che ponesse sul campo l’analisi dei veri bisogni e delle risorse presenti nel territorio”. Il dottor De Marchi guarda al futuro non senza una coltre di dubbi anche per l’avvento dei privati:Credo che la grande responsabilità dell’amministrazione regionale sia la pervicacia insistenza di non aver voluto confrontarsi con la realtà. Al di la di roboanti programmi si è trattato solo di un enorme taglio diffuso di servizi e prestazioni. Si sono chiusi ospedali senza porre nulla di alternativo ed efficiente. Infatti due sono le carenze maggiori che si percepiscono: la mancanza di una rete diffusa di prevenzione prossima ai cittadini e l’insufficienza di rete capaci di rispondere alle richieste dell’emergenza urgenza. Allo stesso tempo solo una cosa sembra chiara: si tagliano posti letto, reparti e servizi affidando gli stessi a gestori privati”. Quali prospettive per il futuro? “Sembrerebbe che a Fano rimarrà la chirurgia d’urgenza! Ma viene da chiedersi, con quale personale e risorse, visto che l’urgenza è la chirurgia più complessa. Ed allora perché non avere altri servizi?”.

 

 

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