Mattarella: “Le celebrazioni rossiniane preziosa opportunità”

Sergio Mattarella

Ai numerosi eventi già svolti o in programma per le celebrazioni rossiniane  ed ai commenti ed alle riflessioni che  essi hanno promosso sia in campo artistico sia anche per il   positivo “indotto”  rossiniano sul territorio, giustamente rimarcato dal sindaco Matteo Ricci,   si sono associate le autorevoli considerazioni del Presidente della Repubblica Sergio Matteralla. Il Capo dello Stato in occasione dell’esordio  delle celebrazioni (inaugurazione dell’anno accademico del Conservatorio Statale Rossini ed esecuzione della Petite Messe Solennelle)  ha fatto pervenire a Giorgio Girelli, presidente dell’Istituto  e componente del Comitato scientifico per le celebrazioni, il seguente telegramma:

Telegramma

Desidero esprimere il mio apprezzamento in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico del conservatorio statale di musica intitolato a Gioachino Rossini, straordinaria figura della creatività artistica italiana, in apertura delle celebrazioni dell’anno rossiniano nei centocinquanta dalla sua scomparsa. Compositore e musicista di autentico valore, abile sperimentatore del linguaggio musicale, Rossini ha saputo interpretare i mutamenti del primo Ottocento introducendo elementi innovativi nel teatro musicale italiano, con riconosciuti riflessi in quello europeo. Le celebrazioni della significativa ricorrenza, in coincidenza con l’anno europeo del patrimonio culturale, costituiscono una preziosa opportunità per arricchire il percorso di formazione di giovani talenti e promuovere la diffusione di una cultura musicale, nel segno della lunga tradizione che sempre ha connotato l’attività di questo autorevole istituto. Consapevole del proficuo apporto della città di Pesaro, dichiarata dall’Unesco “Città della Musica”, e del conservatorio “G. Rossini” agli obiettivi di valorizzazione dell’opera del maestro, rivolgo a lei, gentile presidente, agli organi direttivi, al corpo docente, agli allievi e a tutti i presenti il mio partecipe saluto.

SERGIO MATTARELLA

Come noto, la Petite Messe Solennelle è un richiamo alla esatta  identità  artistica  di Gioachino Rossini, circoscritta  per troppo tempo a  compositore di opere buffe  e raffinato gastronomo, prima che la “riscoperta “ di tante sue opere e la loro esecuzione ne affermassero la reale natura.  “ A tali luoghi comuni si pervenne – osserva Giorgio Girelli  –   perché per decenni, come ha spiegato Alberto Zedda,  il nome di Rossini è  stato legato solo al “Barbiere di Siviglia”.   Opera peraltro cui dobbiamo essere grati, puntualizza ancora Zedda,  perché  comunque, attraverso di  essa, il nome di Rossini è rimasto vivo. Peraltro lo stesso poeta Mario Luzi,  inaugurando anni addietro  un anno accademico del Conservatorio Rossini,  evidenziò la spiritualità,   tutt’altro che buffa, del grande compositore pesarese. E Paolo Isotta  –  prosegue Girelli  –  nel commentare il “Maometto II” andato in scena all’Opera di Roma  nel 2014, affermava che “l’opera è una tragedia perfetta e la dimostrazione del genio tragico di Rossini”. Secondo il noto critico “per Rossini la musica possiede una inedita capacità di raffigurare il dolore con ricorso a tonalità minori  e un uso ardito della armonia; e possiede anche un suo vitalismo energetico che talora fa capire come il Risorgimento italiano già fosse vicino”. Il Maometto II era stato allestito a Pesaro dal Rossini Opera Festival nel 1985 dopo un lungo oblio.  La prima rappresentazione ebbe luogo al San Carlo  di Napoli il  3 dicembre 1820. Si tornò  così  a svelare, sottolinea Luca Del Fra, un Rossini  “ eccelso compositore e grande innovatore”.  Un “rivoluzionario”, secondo Roberto Abbado: “Rossini sembra avere un telescopio puntato verso il futuro. Inventa tutto quello che poi realizzeranno Bellini, Donizetti, Verdi e altri, che lo faranno magari meglio, coinvolgendoci di più come Verdi. Ma l’invenzione appartiene a lui”.  Ma già aveva centrato  tutto sulla  vera natura artistica di Rossini  Giuseppe Mazzini – conclude Giorgio Girelli – nel suo saggio “ Filosofia della musica”. Pubblicato a Parigi nel  1836.

Ufficio Stampa del Conservatorio Statale Rossini
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