Ciabocchi (comitato promotore del parco nazionale): “Necessario per evitare la morte lenta di questi territori”

Tratto dall’ultimo numero di Flaminia & Dintorni, dicembre 2017

Continua l’attività del comitato promotore del parco nazionale del Catria-Nerone, Alpe della Luna e Alto Tevere Umbro. Un fitto calendario di incontri (in atto) con le amministrazioni dei comuni interessati. “Si tratta di incontri informativi – spiega il presidente Massimo Ciabocchi –  durante i quali vengono illustrati i vantaggi dell’istituzione di un parco nazionale e vengono nel contempo valutate le possibili criticità e ipotizzate soluzioni. Gli incontri, che hanno carattere puramente divulgativo, si svolgono in un clima di rilassata cordialità, sono una sorta di percorso formativo”. Ci descrive i soci del comitato? “Premesso che sono in continua crescita, sono cittadini di ogni genere, associazioni varie, operatori del turismo, professionisti…  E non cessano di ricordare che ‘l’idea, che non è certo nuova (un progetto per un parco Catria e Nerone esiste dagli anni Settanta) nasce in fondo anche dalla ‘disperazione’. Si è constatato che i piccoli centri montani della nostra area Appenninica, a prescindere dalla loro collocazione amministrativa, soffrono di una sorte di ‘morte lenta’, un continuo dissiparsi del tessuto sociale dovuto principalmente (ma non esclusivamente) alla costante erosione demografica. Nessuna delle iniziative intraprese nei decenni (anche quelle di maggiore successo) dai vari comuni, dalle pro loco, dalle unioni montane e da qualsiasi altro ente, sembra fin qui in grado di sortire effetti reali e duraturi. Nessuna iniziativa infatti, è o è stata così incisiva e strutturale come quella di istituire un ente sovraordinato, una sorta di ‘provincia autonoma’ che, senza voler rivedere alcun confine o assetto esistente, permetta però di creare una nuova realtà, superiore a questi confini e in qualche misura ‘autonoma’”. Con quale filosofia di fondo? “Una realtà che finalmente unisca luoghi che hanno molte cose in comune, debolezze comprese. Ma anche uno straordinario punto di forza costituito da un ambiente naturale di qualità superiore rispetto a quello delle aree circostanti. Un parco nazionale serve a definire, proteggere e valorizzare il bene maggiore dei nostri tempi,  l’ambiente naturale. L’intento del comitato è quello di convincere amministratori e cittadini che, attraverso la protezione e la valorizzazione dell’ambiente naturale si possano ribaltare i concetti di ‘centrale’ e ‘periferico’ e di dare quindi nuova vita e nuove risorse alla nostra area montana, alla nostra gente. Per questo è necessario ragionare in grande”.

Quindi, no a riserve o parchi regionali di dimensioni medio piccole? “Solo un grande territorio, indipendente dal comportamento delle Regioni, che perlopiù non sembrano in grado di gestire la partita aree protette, né sul piano culturale né su quello economico. Quello che serve è un parco nazionale, dotato di risorse proprie, con trasferimenti annuali diretti e sicuri e quindi con un bilancio indipendente dagli umori degli enti locali. Risorse sicure finalmente, per la montagna e per chi ci vive. Il comitato continuerà la propria opera divulgativa incontrando le istituzioni e la gente”. Non sarà facile realizzare e dare corpo a quello che per ora è un sogno. Che cosa è necessario? “Convinzione e coralità, comunione e sincronia negli intenti. Ma sappiamo che stiamo dialogando con comunità che da sempre hanno consuetudine e familiarità con orizzonti diversi da quelli meramente amministrativi. Vi sono legami forti tra i due versanti dell’Appennino e vi è sui crinali quanto di meglio rimanga di una natura che la presenza umana ha confinato sulle aree montuose. E’ ora che la ‘marginalità’ divenga il centro di un grandioso progetto”. Restano da convincere in primis le Regioni e i cacciatori (che hanno manifestato in sede di Atc Ps2 a Fano contrarietà al progetto). E non solo. Ma il presidente Ciabocchi rilancia, forte delle convinzioni espresse. La partita è aperta.