“A chi crede che i problemi dipendano dal fatto che la riforma non sarebbe stata ancora applicata, suggerirei una visita a ciò che resta degli ex ospedali di Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro”

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L’analisi di Fernanda Marotti (Forum Beni comuni) che inquadra una situazione definita caotica

Fernanda Marotti, da anni attiva nei Comitati per la difesa della sanità pubblica e dei Beni comuni entra a piedi pari sul tema sanità. “Sono intervenuta all’assemblea di Area Vasta di Urbino a nome del Forum Provinciale per i Beni comuni, per chiedere alla Regione di mettere a disposizione dei sindaci i dati sulle lista di attesa per le prestazioni sanitarie, sull’andamento dei costi e della mobilità passiva, per misurare gli esiti della cosiddetta riforma, già ampiamente applicata dal 2013. Abbiamo ribadito la nostra contrarietà ai tagli dei servizi ed alla privatizzazione, sollecitando un nuovo piano sanitario”.

Cosa dice a chi sostiene che le trasformazioni della sanità sono state imposte dalla legge? “Dico che esistono altre alternative: basta guardare alla vicinissima provincia di Rimini che quasi con lo stesso numero di abitanti ed una superficie più piccola ( 1/3 ) della nostra, ha mantenuto 5 ospedali pubblici organizzati in solo due presidi: quello di Rimini, Sant’Arcangelo, Novafeltria e quello di Riccione e Cattolica. Oppure alla vicina Umbria in cui è stato applicato il Decreto Balduzzi, ma si è salvaguardata tutta la rete ospedaliera esistente attraverso i presidi ospedalieri articolati in più sedi. Con poco più del doppio dei nostri abitanti, il loro territorio ha disposizione ben 2 Aziende ospedaliere come Marche Nord, 5 ospedali di primo livello come Urbino e 12 ospedali di base”. 

Cosa fare a questo punto? “In attesa di un nuovo progetto sanitario basato su dati certi e sull’assistenza ospedaliera, è altrettanto importante l’assistenza distrettuale cioè specialistica, diagnostica ambulatoriale, servizi domiciliari, consultori ecc. Un buon inizio sarebbe il ripristino dei 99 posti letto per acuti pubblici e dei 3 Punti di primo intervento dell’entroterra.  A mio parere va sospesa qualunque processo di privatizzazione dell’assistenza ospedaliera. Oggi  con la legge attuale che  impone un posto massimo di posti letto pagati con soldi pubblici (3,7 per ogni 1000 abitanti), ogni posto letto dato al privato convenzionato riduce la possibilità di ricostruire la rete ospedaliera pubblica”. Cosa può succedere allora a questo punto? “Secondo me il primo rischio a cui andiamo incontro è l’approvazione della proposta di legge regionale 145.  Essa prevede l’ingresso del privato negli ospedali pubblici attraverso progetti sperimentali fino a sei anni, con possibilità di proroga e trasformazione in gestione ordinaria a discrezione della giunta regionale, con possibilità del privato di utilizzare beni mobili ed immobili pubblici. Il secondo rischio è far credere che gli odierni problemi della sanità dipendano dal fatto che la cosiddetta riforma non sarebbe stata ancora applicata. A chi crede a questa ipotesi, suggerirei una visita a quello che resta degli ex Ospedali di Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro”.

TRATTO D NUMERO DI NOVEMBRE FLAMINIA & DINTORNI