Aiutare i migranti in Africa? Noi di Colli al Meturo lo abbiamo fatto così…

Una storia tutta da leggere di tre amici che hanno sostenuto un progetto in Camerun legato a doppio filo con il cacao

Aiutare l’Africa e la sua economia con una strada che parte “dal basso”, che coinvolge  la gente comune. Ecco un esempio. Questa è una storia vera. E’ la storia di una piccola società del Camerun, la Soctracao sarl nata nell’estate 2014 dall’idea congiunta di due camerunesi, Hugues Lessage Teukeu Yemele, uno studente di economia dell’Università Politecnica delle Marche e Dieudonné Ndeh, pastore evangelico della città di Douala e tre amici italiani, Luca Pazzaglia, Alfio Magnesi e Simone Tombari tutti residenti nel neonato Comune di Colli al Metauro. Libero professionista con una laurea in economia il primo, imprenditore il secondo, commerciante il terzo, i tre amici decidono di mettere insieme le loro competenze e qualche risparmio e, insieme ai due partner africani, avviare un’impresa.

L’idea di fondo è semplice, mettere insieme capitali e know italiani e manodopera e fattori produttivi camerunesi per creare una società che produca e venda prodotti derivanti dalla trasformazione del cacao (burro e polvere di cacao). Investimento previsto: circa 20.000 euro. Viene redatto un piccolo business plan e nel luglio 2014 la società viene creata. L’inizio è tutto in salita, uno dei produttori di macchine per la lavorazione della materia prima si rivela inaffidabile, il macchinario non funziona…, il responsabile amministrativo della società s’intasca parte del capitale investito. A gennaio 2015 viene organizzata una prima missione in Camerun dei soci italiani, si decide di acquistare un nuovo macchinario e di licenziare il responsabile amministrativo. Vengono investiti altri 20.000 euro. Ma la sfortuna sembra perseguitare la povera Soctracao, nell’autunno 2015 una grossa partita di materia prima si rivela avariata mentre nella primavera del 2016 viene pizzicato (e licenziato) il responsabile di produzione a causa di comportamenti non proprio integerrimi. Inoltre la location scelta per la sede della società si rivela poco adatta. A causa di tutte queste problematiche la società stenta a decollare e riesce appena a coprire i costi. Arriviamo al gennaio 2017 i soci italiani tornano in Africa per fare il punto sull’andamento societario. Si era finalmente giunti a creare un team di persone motivate (e soprattutto oneste), si aveva preso coscienza delle richieste del mercato in termini di prezzi e prodotti offerti, si conoscevano i canali commerciali più adatti… ma per dare un’ulteriore chance alla società occorreva altra liquidità e una nuova sede. A risolvere il problema arriva un quarto socio italiano che crede nel progetto, riminese, che decide a sua volta di investire altri 20.000 euro. Grazie ai nuovi fondi viene individuata una nuova sede e oggi (agosto 2017) la società lavora a pieno regime, occupa stabilmente 8 persone, oltre a svariati agenti commerciali addetti alla vendita dei prodotti, ma, cosa più importante, ci lavorano persone serie e motivate, ha un direttore generale (Dieudonné Ndhe) che, con grande energia e forza d’animo, ha saputo risollevare le sorti della società. Siamo certi (come italiani) che la Soctracao molto presto ci ripagherà degli investimenti fatti, del tempo e delle energie che gli abbiamo dedicato. Se davvero vogliamo aiutare l’Africa e combattere il fenomeno migratorio “da dentro” noi europei abbiamo il dovere di trasferire loro il nostro sapere  e quel minimo di  denaro necessario per avviare un’impresa, loro, gli africani, devono metterci la voglia di apprendere, l’energia del fare nonché la consapevolezza di avere una grande chance per migliorare il  proprio futuro. Oggi la Soctracao vive di luce propria e rappresenta un piccolo risultato alla lotta dell’immigrazione.

Luca Pazzaglia