A Urbino la mostra “La pietra racconta. Un palazzo da leggere”

Aufreiter, Sarti, Romei e Marraccini spiegano la mostra

Dal 29 marzo al 21 maggio, il Palazzo Ducale di Urbino ospita un’originale mostra sulle scritte che ricoprono le sue mura. Una serie di graffiti che raccontano un mondo, la storia, il passaggio di Urbino dal Ducato allo Stato Pontificio. Momenti di quotidianità immortalati per sempre sui muri di Palazzo Ducale. Graffiti visti e interpretati non più come danni antropici ma come preziose fonti storiche. Scritte nelle lingue più disparate: dal latino al volgare, dallo spagnolo al tedesco al francese, che testimoniano la ricca storia del Palazzo dal 1453 ai giorni nostri.Finalmente disponibili all’attenzione del grande pubblico, questi graffiti “storici” gettano una luce viva e inaspettata sulla storia del Palazzo. Peter Aufreiter, direttore della Galleria Nazionale delle Marche, è felice di inaugurare l’esposizione temporanea sui graffiti di Palazzo Ducale che, sottolinea, a mostra conclusa resterà come percorso permanente.

Tavola che riporta un graffito di Eleonora Gonzaga

“La pietra delle mura di Palazzo Ducale è come una grande banca dati – dice Aufreiter – Questi graffiti narrano storie bellissime, ad ogni piano, su ogni parete, sugli stipiti di porte e finestre. Sono state ritrovate anche delle tacche con delle date e la scritta “Francesco Maria II”. Un gesto comune, per annotare l’altezza di un figlio. Un interessantissimo reperto storico oggi. La mostra è organizzata in un percorso museale moderno e interattivo con video, touch screen in cui ogni singolo graffito viene spiegato, riproduzioni tridimensionali per poter non solo vedere le incisioni ma anche toccarle. E pannelli in cui i graffiti sono fotografati e trascritti su bianco, in modo da poter essere più chiari. I muri raccontano la vita della famiglia ducale, gli amori e le malinconie al balcone, i cortigiani esaltati e i cortigiani frustrati e il passaggio dal Ducato di Urbino allo Stato Pontificio con le scritte di legati e vicelegati, servi e camerieri e guardie svizzere annoiate che si affiancano a quelle di Eleonora Gonzaga e Guidobaldo II Della Rovere.La scritta più antica? “A.D. 1453”, un’incisione importante, che potrebbe mettere in discussione le fonti storiche che attestano la costruzione del Palazzo Ducale di Urbino al 1454. Lampi di vita quotidiana risalenti a mezzo millennio fa. La storia non è mai stata tanto interessante.

La nascita della mostra. Il “sistema Urbino” funziona

La scritta di un servo datata 1747

Alcune delle scritte sui muri del Palazzo Ducale sono note da tempo: ne parla anche Giorgio Batini nel suo libro “L’Italia sui muri” (1968) ma dagli anni novanta la storica Raffaella Sarti, dell’Università di Urbino,  ha schedato, trascritto e interpretato questo enorme patrimonio presentando i risultati dei suoi studi al pubblico accademico. Nel 2015, partendo da quegli studi, lo studente dell’ISIA Manuele Marraccini ha deciso di utilizzare sofisticate tecniche fotografiche per schedare e meglio interpretare le scritte, documentando il lavoro nella sua tesi di laurea in fotografia. Aufreiter ha poi proposto di completare la ricerca sui graffiti chiedendo all’ISIA di prendere in carico l’ideazione, la progettazione e la realizzazione dell’esposizione “Un palazzo da leggere. La pietra racconta”. Il direttore dell’ISIA Leonardo Romei spiega: “E’ un esempio del “sistema Urbino” che funziona: una mostra che nasce unendo le migliori competenze di tre realtà locali come l’ISIA, la Galleria Nazionale delle Marche e l’Università Carlo Bo. Un grazie sentito ad Aufreiter che lo ha reso possibile”.