Lui è mio figlio

Dal momento in cui veniamo al mondo a quando lo lasciamo, portiamo con noi il nome di nostro padre. Insieme al nome portiamo la fisionomia, le sfumature del carattere e qualche dettaglio genetico. Ma non solo. Essere figlio di un certo padre determina gli atteggiamenti, i gusti e le idee del figlio. Un figlio non porta solo il nome, non porta solo gli occhi e la corporatura del genitore, un figlio nasce con una tabella di valori preimpostati che poi, forse, verranno cambiati in una prossima generazione. Fin dai tempi più remoti i grandi personaggi storici e gli eroi mitologici si presentavano dicendo di essere figli di qualcuno prima di essere se stessi, anche uno come Achille diceva di essere figlio di un meno noto Peleo, e non si vergognava. Un figlio sarà rispettato solo se il padre merita rispetto, un figlio sarà sfruttato se il padre lo è stato. Per tutti sei il figlio di un padre e nessuno è padre di un figlio, fino al ricambio generazionale. Essere padri è un grande impegno, non solo viene data una vita certa ad un figlio, ma ne viene data anche una certa vita. E qui nasce il rapporto padre-figlio, nel momento in cui il figlio sente e risente la spinta o il peso del genitore. Tutti i figli almeno una volta hanno voluto avere dei genitori diversi, forse più ricchi, più famosi, più alti, meno presenti oppure più umili, più semplici e meno presuntuosi. Dovevi essere diverso”, è la frase che esce da un genitore preoccupato o da un figlio con le lacrime agli occhi. Essere figlio non è facile, non è sempre scontato come lavoro, bisogna sempre parlare con due lingue, guardare con quattro occhi e pensare con due teste, con la propria e con quella di tuo padre, pensare a una doppia soluzione, a un doppio giudizio, a una doppia spiegazione. Non sempre ciò che è giusto per me è giusto anche per chi mi ha fatto.

Un figlio e suo padre sono come uno smartphone e la sua cover, un figlio che si sposta velocemente, e un padre che lo segue dovunque vada, un figlio che cade ed un padre che lo protegge. I primi anni di un figlio sono come i primi attimi di uno smartphone nuovo, ovvero ricoperti da una cover ingombrante e super protettiva, prendendo confidenza con le misure del telefonino la custodia viene cambiata con una mano a mano più leggera e che lasci vedere più il telefono che la sua copertura. Se il telefono cadrà a terra si romperà o solo la cover, o la cover e il telefono, ma non si romperà mai solo il cellulare.

Ma a prima vista sarà la custodia a determinare il tipo di telefono e non il contrario. Ogni figlio nasce con la voglia di dimostrare al padre di essere migliore di esso in qualche cosa, ma è una sfida che non serve, al padre non interessa sapere che tipo di figlio abbia o no, non è il padre che cataloga il figlio in base a certi valori e non deve essere nemmeno il figlio a stilare la classifica. Il rapporto padre e figlio non è descrivibile oggettivamente, ogni padre ha un diverso legame con il proprio figlio, che si tratti di genetica o di idee, di professione o di fede. Un figlio ha bisogno del proprio padre, per litigarci, per confrontarsi, per ringraziarlo di avergli dato una possibilità. Non tutti i figli saranno anche padri, ma ogni figlio avrà un padre.