Ok il passaggio delle strade all’Anas Ma ora basta buche e via agli investimenti

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Quattro strade della Provincia di Pesaro e Urbino sono tornate a essere statali, in gestione c’è anche una quinta, l’Apecchiese. L’esito della sottoscrizione della convenzione è riportato in un servizio all’interno del nostro periodico. Risultato atteso da tempo, troppo tempo. Un traguardo finalmente raggiunto. Ma ora si attendono lavori repentini. Per tutte, in particolare per la Flaminia che collega la nostra regione all’Umbria e alla capitale. Siamo alle soglie dell’inverno. Da Calmazzo a Pontericcioli nel Comune di Cantiano è un festival di buche, a tratti voragini (non dimentichiamo anche la parentesi non troppo lontana dei semafori di Cagli e Cantiano che ogni giorno hanno creato lunghe file penalizzando, non solo gli automobilisti, ma anche il traffico di mezzi commerciali). Lo stesso presidente della Provincia Daniele Tagliolini ha parlato alla vigilia della sottoscrizione della convenzione, di altro mondo arrivando a Fossombrone e proseguendo verso Cagli. Dal passaggio alle Province, la manutenzione si è infatti ridotta man mano, fino a scomparire completamente. Da qui le inevitabili e giustificate richieste d’intervento degli utenti per sanare una condizione stradale vergognosa. E aggiungiamo anche il capitolo di molti automobilisti che sono finiti con una ruota in una delle tante buche. Per molti, oltre al danno, si è aggiunta la beffa del non risarcimento, perché paradossalmente, non sempre la legge consente di ottenerlo. E questo dipende, soprattutto, dalla dimensione della buca, dalla sua collocazione, dalla condotta di guida del conducente, dal non aver rispettato segnali di limite della velocità collocati in loco dai gestori dell’arteria, proprio per pararsi le spalle. Non è cosa giusta. Ora questo accordo, sudato, ottenuto. Circa 230 chilometri restano di proprietà della Provincia e a carico della Regione che a sua volta ha affidato la manutenzione all’Anas e verserà otto mila euro annui a chilometro, due milioni all’anno per un triennio: insomma per gli enti locali non è un accordo a costo zero. Ma tant’è. Quello che ora ci preme è la celerità degli interventi. Mai più buche e investimenti, siamo nel terzo millennio.