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Approvata alla Camera, ora è all’esame del Senato. Entro la fine dell’anno dovrebbe diventare legge

È arrivata nell’aula della Camera e dopo appena due giorni la legge che salva i piccoli comuni dall’estinzione è stata approvata da Montecitorio all’unanimità: 438 i sì a un provvedimento che stanzia 100 milioni di euro per risollevare l’economia dei borghi con meno di 5mila abitanti. Si tratta per la precisione di 5.585 paesi, pari al 70% del totale dei Comuni presenti sul territorio, per un totale di poco più di 10 milioni di italiani. Il ddl passa ora all’esame del Senato e la speranza è che possa diventare legge definitiva dello Stato entro la fine dell’anno. Considerato anche che il ministero dei Beni culturali ha sancito che il 2017 sarà l’anno nazionale dei Borghi. Aiuti utili, insomma, per lo sviluppo strutturale, economico e sociale delle aree in condizioni di maggior difficoltà. Come dimostra infatti lo studio del centro di ricerche Cresme per Legambiente e Anci (Associazione nazionale comuni italiani) di 5.627 piccoli enti, pari al 69,9 per cento del totale dei comuni italiani, sono ben 2340 quelli che soffrono di un forte disagio demografico ed economico. Paesi in via d’estinzione, divorati dallo spopolamento, spesso roccaforti di saperi e tradizioni che rischiano di trasformarsi in borghi fantasma. 

Green economy

Un testo che ha messo d’accordo tutti e una volta tanto ha unito anche Pd e M5S: “Un bel momento per chi vuole bene all’Italia – ha commentato il deputato Pd Ermete Realacci, primo firmatario del ddl –  Una legge bipartisan nata a partire da una mia pdl cui si è collegata quella analoga della collega cinquestelle Patrizia Terzoni che aiuterà l’Italia ad essere più forte e coesa, ad affrontare il futuro. È un’opportunità per tutto il Paese per un’idea di sviluppo che punta sui territori e sulle comunità, che coniuga storia, cultura e saperi tradizionali con l’innovazione, le nuove tecnologie e la green economy. Mi auguro che ci sia un’ampia maggioranza per favorire il dibattito in Senato”.

L’Italia dei cammini

L’aula della Camera infatti ha approvato un importante emendamento dei cinquestelle sul recupero dei cammini storici, che hanno un’enorme valenza culturale oltre che turistica: “Tra i principali risultati ottenuti dal M5s – ha aggiunto la deputata M5S Terzoni – ci sono tre milioni di euro per il ripristino dei cammini storici che collegano i piccoli comuni, il recupero dei borghi con interventi antisismici e diverse misure a sostegno dei prodotti tipici locali, come ad esempio la vendita diretta all’interno di punti commerciali, l’incentivo della filiera corta e la valorizzazione delle attività pastorali di montagna finalizzate alla produzione di formaggi di qualità. Per il Movimento si tratta però solo di un primo passo, visto che sono stati esclusi dal governo altre nostre proposte per potenziare sul territorio servizi essenziali come la rete dei presidi ospedalieri, il trasporto pubblico e l’incentivo del telelavoro; interventi fondamentali per ristabilire il tessuto economico e sociale dei comuni dell’entroterra che vivono una vera e propria crisi demografica”.

Il rischio spopolamento

“Se la legge approvata all’unanimità alla Camera arriverà ad approvazione definitiva – ha affermato la presidente di Legambiente Rossella Muroni – sarà finalmente possibile frenare il disagio demografico ed economico che colpisce oltre 2mila piccoli centri sotto i 5mila abitanti, dove i giovani tendono ad andare via e le case abbandonate o vuote sono addirittura una ogni tre”.

Marchi Dop e Igp

Soddisfatta anche Coldiretti che ha sottolineato come i piccoli comuni detengano la gran parte del patrimonio di biodiversità agroalimentare: “Vi si coltiva oltre la metà della produzione agroalimentare nazionale che ha reso celebre il Made in Italy nel mondo grazie alla presenza di oltre 300mila le imprese agricole. Tre piccoli comuni su quattro – ha spiegato il presidente Roberto Moncalvo – sono il territorio di riferimento per gli allevamenti destinati alla produzione di formaggi o salumi italiani a denominazione di origine (Dop), mentre nel 60 per cento dei borghi si trovano gli uliveti dai quali si ottengono i pregiati oli italiani a denominazione di origine. Ma moltissimi sono i piccoli comuni che legano le proprie fortune a specialità note e meno note del territorio”.