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L’Italia trascina l’euro e le borse europee ai livelli più bassi con il rischio di recessione

La crisi politica dell’Italia, ancora una volta, è stata il fattore mancante per porre fine alla destabilizzazione dei mercati europei, già scossi nell’attuale clima di iperinflazione, sull’orlo del rialzo dei tassi e con un rallentamento – o una recessione – incombente. L’indice Ibex è sceso dell’1,8% oggi, a un limite di 7800 punti, avvicinando la selettività ai minimi di febbraio, dopo l’inizio della guerra russa in Ucraina.

Con una corrente di ritorno negativa, tutto sta giocando contro di essa oggi. La Commissione Europea ha corretto fin dall’inizio le previsioni di crescita economica per il 2023. La sfiducia qui e ad altre latitudini continua a far scendere il prezzo del petrolio, che ha già raggiunto i 96 dollari al barile di greggio Brent. Inoltre, Wall Street ha aperto in ribasso dopo le notizie deludenti di JPMorgan, che ha aperto la stagione degli utili trimestrali in calo del 30%.

Il rosso ha dominato la giornata, con Aena (+2,67%), IAG (+1,52%), Cellnex (+1,24%) e Siemens Gamesa (+0,42%), le uniche società a chiudere la sessione in positivo. Da parte sua, Acciona ha guidato le maggiori flessioni della giornata (-6,16%), Pharma Mar (-5,27%) e Grifols (-5,13%). Per quanto riguarda le società a maggiore capitalizzazione che compongono il gruppo selettivo, il titolo Santander è sceso del 4,46%, BBVA ha perso il 3,11%, il titolo Iberdrola è sceso dell’1,76% e il titolo Inditex ha chiuso piatto. Dal canto suo, il premio per il rischio si è attestato in chiusura di borsa a circa 116 punti, variando di circa cinque punti rispetto ai 111,20 di chiusura della seduta precedente.

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L’Italia, dal canto suo, preoccupa molto gli investitori, solo quando manca una settimana alla conoscenza del piano anti-frammentazione predisposto dalla Banca Centrale Europea. Con il governo di Mario Draghi che vacilla, la borsa di Milano ha chiuso in ribasso del 3,5% e il premio per il rischio si è attestato a 220 punti.

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