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La Spagna è il paese dell’euro in cui la produttività è diminuita di più dal 2013

Il conflitto tra il governo e l’Istituto Nazionale di Statistica (INE) è lungi dall’essere confinato ai più recenti calcoli del PIL e dell’IPC. Un’altra variabile fondamentale, la produttività, mostra sistematicamente esiti molto negativi nei dati che l’Istituto Nazionale di Statistica fornisce all’Istituto statistico delle Comunità europee, quelli con cui quest’ultimo effettua confronti a livello comunitario. Gli ultimi dati, infatti, rivelano come abbia sofferto nel nostro Paese il reddito per lavoratore e per ora lavorata Il calo maggiore dell’intera zona euro (10,6 punti) dalla fine della crisi del 2008-2013 al 2021.

La Spagna pareggia così con la Grecia, un’economia molto più piccola e un piccolo problema di produttività radicati da decenni. Questo contesto lascia la Spagna in una pessima posizione agli occhi delle autorità europee. Inoltre, secondo le fonti politiche ed economiche consultate, il governo di Pedro Sanchez ha perso la pazienza e ha voluto affrontare la situazione con urgenza, anche a costo di creare la peggiore crisi interna nella storia dell’Istituto nazionale di statistica.

Queste fonti confermano che l’economia sta cercando di imporre un calcolo alternativo del PIL (il cosiddetto PIL giornaliero), basato su una compilazione più frequente di vari indicatori di attività, grazie al quale variabili come la produttività potranno raggiungere un notevole miglioramento, nonostante il peso significativo dei settori Basso valore aggiunto e occupazione pubblica in Spagna. Il rifiuto del capo dell’Istituto nazionale di statistica, Juan Manuel Rodríguez Pou, di lavorare con un protocollo non approvato da Eurostat, sarà uno dei motivi cruciali delle sue dimissioni questa settimana.

Nel caso specifico di dati di trasmissione scadenti, Moncloa ha validi motivi per essere particolarmente preoccupata Il modo in cui le statistiche finora lo calcolano. Non sorprende che Bruxelles ne monitori l’evoluzione quasi su base trimestrale, tanto che alla fine dello scorso maggio l’autorità esecutiva europea ha nuovamente notificato alla Spagna che è ancora in sospeso in tutti i capitoli relativi all’andamento del suo mercato del lavoro.

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Commissione che non ha prodotto nulla

Inoltre, la preoccupazione dell’Unione Europea per la storia di questo problema in Spagna ha portato la Commissione Moncloa nel 2019, prima della crisi del coronavirus, a creare un organismo specifico per monitorarlo, che si chiamerà Comitato Nazionale per la Produttività.

Il progetto non è stato realizzato e sta di fatto che i numeri rispecchiano un panorama della Spagna sempre più difficile da questo punto di vista. Così, dal 2018, la nostra economia non è stata in grado di ripristinare il livello medio di produttività nell’Unione Europea di 27 paesi, che Eurostat pone nelle sue analisi per paesi come livello di riferimento, pari a 100 punti.

La Spagna è attualmente stagnante a 93 unità dopo un calo costante rispetto alle 99,8 del 2018. Tutte le altre grandi economie dell’euro sono sopra 100 nonostante abbiano registrato cali di entità variabile negli ultimi anni (Germania: 103,2; Francia: 115,5; Italia: 104). Parallelamente, la media dell’eurozona è pari a 104,8 unità, il che significa che l’economia spagnola era inferiore di circa 12 punti nel 2021.

Il confronto diventa più dannoso per la Spagna se prendiamo come riferimento i paesi della zona euro che hanno fatto i compiti e sono stati in grado di aumentare la propria produttività tra il 2013 e il 2021. Come al solito, L’Irlanda è in vantaggio Da questo punto di vista, a partire dai 140 punti che ha fatto registrare all’inizio dell’ultimo decennio e dal suo record attuale di 215,8 unità, indica che la nazione insulare ha più di due punti in più del doppio della media dell’UE a 27 nazioni.

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Modifica vietata dall’Unione Europea

Nel caso spagnolo, oltre ai suoi guadagni irregolari per ora lavorata e dipendente, l’UE ha ora un motivo in più per essere arrabbiata con Moncloa. L’allontanamento del capo dell’Istituto elettorale nazionale in mezzo al Consiglio legislativo solleva ogni dubbio sulla possibile ingerenza del potere esecutivo in un’organizzazione in cui il rispetto della sua indipendenza è sacrosanto.

In effetti, le normative comunitarie sono chiare quando lo dimostrano Gli istituti statistici di ciascuno Stato membro sono esenti da influenza Partiti politici e gruppi di interesse, e in particolare le azioni delle “autorità nazionali o della stessa UE”.

Il ministero dell’Economia continua però a sostenere che la partenza di Rodriguez Poe è dovuta al fatto che ha “finito il suo periodo alla presidenza dell’Istituto” e non c’è stato alcun confronto con il dipartimento guidato dalla vicepresidente Nadia Calvino. Inoltre, quest’ultimo istituto specifica che le modifiche allo statuto dell’INE che sta preparando rispetteranno le regole di buona pratica europee.

Tuttavia, il meccanismo con cui questa mod è stata lanciata crea problemi sin dall’inizio, anche dopo il rinnovo forzato della Leadership Statistica.

Non per nulla stupiva che un protocollo di questo genere fosse inserito negli articoli della norma che poco c’entrava: Legge generale sulla comunicazione audiovisiva.

L’emendamento n. 804 di questa norma fa riferimento a un aspetto che non ha nulla a che fare con i media in quanto il suo vero campo di lavoro è la legge generale sul lavoro di statistica del 1989, di cui sono stati modificati circa 17 articoli, in aspetti importanti come il controllo dell’Istituto Nazionale di Statistica.

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