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Il dittatore uruguaiano Jorge Troccoli è sotto processo in Italia per i reati del progetto Condor.

L’ex soldato uruguaiano Jorge Troccoli sarà processato per la seconda volta a Roma per crimini contro l’umanità nell’ambito del progetto Condor. L’oppressore, già condannato all’ergastolo per reati contro cittadini cileni e uruguaiani, deve rispondere davanti alla giustizia italiana, questa volta della scomparsa di una coppia argentina e di un cittadino uruguaiano a Montevideo.

Il processo è iniziato giovedì nella cella del carcere di Rebiba. Troccoli è stato processato per l’ammissibilità delle prove davanti ai giudici del Terzo Tribunale Penale di Roma, in cui è stato fissato il calendario delle delibere, a partire dal gennaio del prossimo anno.

Troccoli era un ufficiale della Marina uruguaiana, dove prestò servizio come membro del Naval Fusiliers Corps (FUSNA), il cui quartier generale era utilizzato come prigione per prigionieri politici e, parallelamente, fungeva da centro segreto di detenzione e tortura. Lì, è stato uno dei torturatori e ha anche svolto il ruolo di collegamento con la Scuola di meccanica della Marina argentina.

Nel 2007, quando è stato indagato dalla giustizia per questi eventi, è fuggito dall’Uruguay in Italia. Poiché aveva la cittadinanza di quel paese, non poteva essere espulso. Invece in Italia sono iniziati i processi per i loro crimini.

Il dibattito ha coinvolto il rapimento di José Agustin Potenza e sua moglie Rafaela Filipazzi, una coppia argentina a Montevideo nel 1977. Potenza è stato un militante peronista e ha lavorato nella Biblioteca del Congresso Nazionale, Filipazi è nato ma ha vissuto in Italia. Ha combattuto nel Partito socialista fin dall’infanzia in Argentina.

Il 25 giugno 1977 furono arrestati all’Hotel Hermitage. Sono stati portati al centro di detenzione segreta FUSNA e poi trasferiti segretamente in Paraguay, dove sono stati assassinati. I loro corpi sono stati scoperti in una fossa comune nel 2017 e identificati su richiesta della squadra di antropologia forense argentina.

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Anche il suo ruolo nella scomparsa nel giugno 1976 dell’insegnante e leader sindacale uruguaiana rapita Elena Quinteros è oggetto di indagine.

Nel primo processo in assoluto all’estero, lo Stato argentino si è presentato come attore attraverso il Segretario nazionale per i diritti umani e all’udienza preliminare era presente il Segretario Horacio Pietragalla. Alla prossima udienza del 27 settembre il tribunale deciderà se accogliere diverse denunce: si sono costituite anche le famiglie Potenzay Filipazzi, i governi italiano e uruguaiano.

Questo non si limita ai reati della dittatura avanzante in Italia. È stato avviato un procedimento di estradizione contro l’ex cappellano dell’esercito Franco Reverberi Boschi e l’ex cappellano dell’esercito Franco Reverberi Boschi, nonché un procedimento penale contro l’ex ufficiale dell’esercito Carlos Luis Malato, fuggito dall’Argentina e lì rifugiato dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana.

Nel caso di Reberveri Boschi, è processato a San Rafael, Mendoza, per sequestro di persona, tortura e omicidio, commessi nel centro di detenzione segreto “La Departmental” che ha agito in tribunale. Sebbene la richiesta di estradizione fosse stata inizialmente respinta, è stata riaperta settimane fa dalla Corte di Cassazione italiana, che ha disposto il riesame del caso.

Malato, da parte sua, prestò servizio nel 22° reggimento di fanteria della provincia di San Juan, ma non fu in grado di indagare nel paese. Scappò poco prima dell’inizio del processo all’imputato, beneficiando di un rilascio di massa effettuato dalla Camera federale di Mendoza, allora formata da Otilio Romano e Luis Miret, condannato per crimini contro l’umanità.

Le richieste di estradizione di Malato per sequestro di persona, tortura e omicidio sono state respinte da un giudice italiano, per il quale ivi è stato aperto un procedimento ed è in fase dibattimentale.