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“Il design rimane in gran parte un’arte, non una scienza.”

Il famoso ingegnere civile italiano Gian Michele Calvi è la forza creativa dietro il design scelto per il progetto della nuova ambasciata e residenza dell’ambasciatore italiano. Qui Calvi, che è anche professore all’Istituto Universitario di Studi Post-laurea di Pavia in Italia e assistente professore alla North Carolina State University negli Stati Uniti, ha creato un progetto che combina i valori dell’architettura italiana con le nuove tecnologie e una visione sostenibile dell’edilizia.

– Come hai partecipato a questo progetto?

L’Ambasciata italiana ha presentato una gara pubblica, che abbiamo vinto. L’interesse per questo progetto deriva da una certa conoscenza della Repubblica Dominicana, perché ho tenuto lezioni in passato in alcune università come PUCMM, Intec, UASD e Utesa su invito del Ministero dell’Istruzione Superiore, della Scienza e della Tecnologia.

– Qual è il concept alla base del progetto della nuova ambasciata?

Il primo concetto indica la grande dignità dell’edificio dell’ambasciata che rappresenta il nostro Paese nella Repubblica Dominicana, senza entrare in richiami barocchi. Dignità fatta di contenuti. Altri concetti di base sono quelli con funzioni significative, legate all’autonomia in relazione alla fornitura di energia elettrica e alla grande sicurezza intesa come security (forte stabilità e flessibilità dell’edificio) e security (es. contro i terremoti).

—Cosa ti è piaciuto di più del processo di creazione di questo design?

L’aspetto del processo che ho amato e motivato di più è stato trovare soluzioni che rispondessero ai concetti di base precedenti, ovvero soluzioni architettoniche e strutturali, installazione e relazione tra i diversi edifici mantenendo un’elevata efficienza delle soluzioni progettate.

– Come sono state scelte le tecniche utilizzate nella progettazione della nuova ambasciata?

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Ci sono alcuni aspetti importanti in questo progetto. L’attuale sede dell’ambasciata e del consolato è un edificio a un piano fuori terra senza colonne intermedie, quindi in questo caso la tecnologia significa una significativa flessibilità architettonica nello schema. La residenza Ambassador è una tipologia di ponte poggiante su sei isolatori sismici che la rendono completamente insensibile agli eventi sismici. Il ponte si trova da un lato sopra gli uffici dell’ambasciata e dall’altro sopra un piccolo edificio dedicato ai servizi, all’alloggio personale e alle comodità.

Dal punto di vista della flessibilità degli impianti ricordiamo l’impianto elettrico. Tutta l’energia elettrica necessaria per il funzionamento dell’intero complesso dipende dall’utilizzo di batterie, in grado di garantire dieci ore di funzionamento in piena autonomia. Le batterie sono alimentate in primo luogo da pannelli fotovoltaici che continuano a essere ricaricati, in secondo luogo – come backup – collegati alla rete pubblica (che può ricaricare le batterie in caso di necessità, giornate nuvolose, ecc.) e in terzo luogo ci sarà un piccolo generatore set, che deve funzionare solo se – con pochissime possibilità – vengono perse le due precedenti alimentazioni.

Quanto pensi sia importante che queste tecnologie diventino comuni in altri progetti in corso di attuazione nei Caraibi?

L’uso di isolanti per la protezione dai terremoti si diffonderà sicuramente. Abbiamo già progettato noi stessi alcuni ponti isolati in Costa Rica al confine con Panama. È una tecnologia che protegge dagli eventi sismici e non aumenta significativamente i costi di costruzione. Al contrario, è chiaro che l’utilizzo di batterie alimentate da pannelli solari si diffonderà sempre di più. Nella regione geografica dei Caraibi, la presenza del sole è costante, fornisce energia pulita e gratuita. Inoltre, il costo delle batterie è in costante diminuzione e l’efficienza aumenta sempre di più grazie ad altri settori come l’industria automobilistica.

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Qual è la cosa più importante che un ingegnere o un ingegnere dovrebbe considerare prima di iniziare un progetto?

Non ci sono progetti che possono essere collocati casualmente in qualsiasi area geografica e in qualsiasi situazione. Il progetto deve essere collocato nella situazione reale e sulla base di questa situazione le soluzioni devono essere trovate in modo appropriato negli aspetti della composizione architettonica, delle strutture e delle funzioni. Questa fase del progetto è più importante della successiva (fase esecutiva in termini di calcoli dettagliati), motivo per cui il design rimane in gran parte un’arte piuttosto che una scienza.

Come pensi che i valori dell’architettura e del design italiani si allineino con quelli della Repubblica Dominicana e dei Caraibi?

Facendo riferimento alla risposta precedente, non c’è architettura italiana che si possa collocare nei Caraibi. Ci sono tradizioni di vicinanza, storia e tradizioni italiane nella Repubblica Dominicana. Dalla scoperta dell’America con Cristoforo Colombo all’emigrazione genovese, di personaggi ecclesiastici di origine italiana, passando per ingegneri militari, politici, architetti, scrittori e giornalisti… Gli uffici dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo porteranno il suo nome, per la sua contributo allo sviluppo di molte infrastrutture essenziali per lo sviluppo della comunità locale. Inoltre, c’è una capacità progettuale dei migliori architetti e ingegneri italiani che lavorano non solo a Santo Domingo e nei Caraibi, ma in tutto il mondo. Abbiamo lavorato non solo nei Caraibi, ma anche in Olanda, USA, Turchia, Israele, Grecia, Taiwan, Brasile, Ecuador e Costa Rica come accennato in precedenza. La progettazione architettonica è diventata uno standard globale.
Quando sono venuto a Santo Domingo per la Conferenza scientifica internazionale del Ministero dell’istruzione superiore tecnologica della Repubblica Dominicana, mi sono subito reso conto di quanto grande dialogo ci sia anche tra i due paesi nel campo dell’ingegneria e dell’architettura. Lo stesso Palazzo Nazionale, sede del Presidente della Repubblica Dominicana, è stato progettato dall’architetto italiano Guido de Lisandro. Ci sono molte altre storie di architetti e architetti raccontate nel libro di recente pubblicazione Italian Heritage in the Dominican Republic. Tuttavia, questo dialogo non è solo storico, poiché nuove opportunità di cooperazione scientifica si creeranno con la costruzione della nuova ambasciata, una delle attività progettate al centro di questo progetto.

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