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Gasdotto Barcellona-Livorno

Circa due mesi fa, quando Anna Pogue, corrispondente de La Vanguardia a Roma, ha riferito che il governo italiano stava valutando la costruzione di un gasdotto sottomarino tra Barcellona e la costa di Genova per una nuova fonte di approvvigionamento di gas, la notizia potrebbe sembrare fantasiosa, ma era assolutamente vero. È vero, appare già nei documenti ufficiali dell’Unione Europea. Due mesi dopo, sono già stati effettuati studi tecnici su questo gasdotto e il gasdotto sottomarino Barcellona-Livorno compare nell’ultimo documento della Commissione europea sulle priorità dell’UE per muoversi verso l’indipendenza energetica e ridurre la dipendenza dagli idrocarburi russi in risposta all’invasione di Ucraina. Questo rapporto, pubblicato giovedì scorso, parla anche della necessità di costruire un terzo collegamento gas tra la Spagna e il resto d’Europa attraverso i Pirenei, che potrebbe servire in futuro anche per il trasporto di idrogeno verde. Questo terzo collegamento – gli altri due nei Paesi Baschi e in Navarra – seguiranno il percorso del gasdotto Midcat, paralizzato tre anni fa dalle autorità di regolamentazione in Francia e Spagna, quando nessuno immaginava una crisi come quella provocata dall’Ucraina la guerra.

In sintesi, il primo documento di lavoro dell’UE sulle nuove comunicazioni energetiche per affrontare la guerra in Ucraina presenta due interessanti novità per la penisola iberica: un terzo collegamento attraverso i Pirenei e un collegamento sottomarino tra Spagna e Italia, che collega i porti di Barcellona e Livorno , comune tra le regioni Liguria e Toscana. Si tratta di due importanti novità che indicano come il meccanismo europeo stia iniziando a funzionare a pieno regime – mai meglio – per far fronte a una grave crisi strutturale che ci sta costringendo a reindirizzare le fonti di approvvigionamento di idrocarburi, soprattutto gas e combustibili che continueranno a svolgere un ruolo fondamentale nell’economia europea durante il Muoversi verso il pieno dominio delle energie rinnovabili. La durata e la forza di questo transito è una delle più grandi incognite del nostro tempo.

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Il gasdotto Barcellona-Livorno metterà al servizio dell’economia italiana il terminale di rigassificazione del Porto di Barcellona. Quindi affronteremo un buon esempio di cooperazione italo-spagnola in un momento difficile. Come è stato più volte commentato negli ultimi mesi, con sette impianti di rigassificazione gas-gas sulla sua costa (più uno in Portogallo, situato nel porto di Sines, a sud di Lisbona), la Spagna è il Paese in Europa con più capacità di ricezione e stoccaggio di gas liquefatto. Attualmente in Italia ci sono solo tre stabilimenti, di cui uno molto vecchio e con capacità limitate. Attraverso il gasdotto offshore, l’Italia può importare GNL in quantità maggiori attraverso gli impianti del Porto di Barcellona, ​​che è il più grande impianto di rigassificazione gas-gas del Mediterraneo. Le società che gestiscono la rete di trasporto del gas in entrambi i Paesi, la spagnola Enagás e l’italiana Snam, hanno creato un gruppo di lavoro congiunto ed è già stato realizzato un primo studio tecnico sul costo di tale infrastruttura.

Le autorità italiane hanno proposto una misura più urgente e rapida: la possibilità di realizzare un ponte marittimo tra il porto di Barcellona e il vecchio rigassificatore situato nei pressi del porto italiano di La Spezia, che non ammette navi ad alto fondale. Barcellona riceverà grandi metaniere con spedizioni di gas in Italia, le stoccherà nei suoi magazzini e piccole navi italiane le trasporteranno a La Spezia in serie.

Il fatto che il documento europeo includa la proposta di un gasdotto offshore rivela quanto sia sensibile l’architettura tecnica europea al problema fondamentale: la massiccia dipendenza dal gas russo per due delle maggiori economie del continente: Germania e Italia. Il governo italiano, così devastato dalla situazione, si sta muovendo con notevole agilità. Ancora più importante, il documento include una proposta per un collegamento sottomarino senza lasciare nel fascicolo il terzo collegamento spagnolo attraverso i Pirenei, nonostante qualche esitazione francese, che non è stata completamente mitigata. Il documento non parla esplicitamente di Midcat. E sembra che questa setta sia destinata a scomparire, dopo che il progetto è stato paralizzato tre anni fa. Il documento parla del “Terzo collegamento spagnolo attraverso i Pirenei” e il layout del vecchio Midcat mostra quando la mappa mostra quelle che potrebbero essere le future nuove rotte di trasporto verdi per l’idrogeno, un carburante che può essere trasportato dagli stessi gasdotti del gas.

La macchina europea è in movimento, ma alcune grandi economie europee non hanno forniture di gas completamente garantite per i prossimi mesi. La Russia minaccia di chiudere il rubinetto se non viene pagato in rubli. In teoria, la maggior parte dei governi dell’UE – con la notevole eccezione dell’Ungheria – rifiuta di effettuare questo tipo di pagamento. Questa è la posizione ufficiale, ma alcune importanti aziende nell’importazione di idrocarburi stanno cercando di trovare meccanismi di pagamento che rendano felice la Russia senza discostarsi dall’ortodossia ufficiale europea. L’azienda italiana ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) è una società che cerca di trovare una scorciatoia.

Attualmente in Italia c’è una grande tensione politica tra le potenze più alleate con la NATO e quelle più disposte a fare concessioni con la Russia. La posizione atlantica più visibile è guidata dal presidente del Consiglio Mario Draghi, dal leader del principale partito di centrosinistra, dal segretario del Pd Enrico Letta e dal leader dell’unico partito di opposizione, l’estrema destra Georgia Meloni (Fratelli di Italia), sostenitore della destra postfascista, fedele alla Nato sin dagli anni Sessanta. Gli atteggiamenti più favorevoli con la Russia sono espressi dalla Lega Nord, fortemente influenzata da Mosca; Di Silvio Berlusconi, amico personale di Vladimir Putin, e del Movimento Cinque Stelle, formazione populista che mantiene alleanze

con il Partito Democratico. È significativo che dopo una prima critica a Putin, Berlusconi abbia ricordato un discorso che cerca chiaramente di raccordare i rapporti con la Russia. Mosca è pressante e gli interessi economici italiani in Russia sono molto forti da anni.


L’Italia, Paese senza centrali nucleari e con energie rinnovabili relativamente ben sviluppate, consuma più del doppio del gas della Spagna (76 miliardi di metri cubi l’anno contro 33), il 40% del quale proviene dalla Russia.

La chiave è nell’inverno del 2023. L’inverno del 2023 non è ancora risolto in Europa. Non si risolve, soprattutto in Germania e in Italia.