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Filippo 2022: “Scritto dal femminile che mi possiede”: Albalusia Angel

La scrittrice Albalusia Angel (a sinistra) con la collega Yvonne Alonso Mondragón, in una recente conversazione. / Foto per gentile concessione di Matteo Caballero Cantor

“Galleggia, Mariana, non aver paura, continua sulla superficie dell’acqua, combatti!”

Pubblicato 1982, Signorina Messi Era un romanzo pionieristico e futuristico sulle inclusioni e i veli che le donne attraversano nella società, specialmente nella struttura familiare. È un romanzo sulla prigionia morale, scritto durante la seconda ondata del movimento femminista, in concomitanza con il movimento di liberazione delle donne in Francia e negli Stati Uniti. Nel suo romanzo, Alpalusia Angel sottolinea l’urgenza di rivendicazioni incentrate sulle disuguaglianze reali e informali negli ambiti della sessualità, del lavoro e della famiglia. (Si consiglia di passare a El Espectador per la Fiera internazionale del libro di Bogotà.)

La chiarezza e il coraggio della scrittura di Angel sono apparsi 12 anni fa con il suo primo libro, girasoli in inverno (1970), romanzo censurato e bruciato – come ai tempi dell’Inquisizione – per essere un’opera scritta da una donna che racconta la storia di una donna che trova la liberazione grazie alla letteratura. Due anni dopo, ha incrociato la sua abilità letteraria con il genere fantasy Due volte Alice (1972), il libro che ha aperto l’idea che la fantascienza e la narrativa poliziesca siano due tipi di natura maschile: un romanzo recentemente ripubblicato sul set Biblioteca degli scrittori colombiani-. Questo percorso di disobbedienza cognitiva e retorica è proseguito fino al suo arrivo nel 1975 quando la pubblicazione di L’uccello era seduto sul verde limeun romanzo esemplare nelle narrazioni a memoria, per affrontare senza paura questioni politiche e parlare del repertorio della violenza in Colombia nel XX secolo.

Dopo queste mappe ribelli apparvero con voce di donna Signorina Messi (1982) Per interesse avanzato, Postmodernism in Modern Times: A Novel A Cry in the Face of Silence, “Sono uscito dal cuore in completo amore per quel lato femminile che ci possiede e che mi possiede; è una manifestazione di È anche più di questo: lo smembramento senza fine di ogni donna su questa terra di fronte all’abuso omicida e disonesto di una tassa maschile che non sostiene il godimento della libertà e del potere da parte delle donne.

Mettendo su carta, invece, il dramma di generazioni di donne, condannando l’erotismo e il corpo femminile, oltre alla libertà e all’intelligenza, questo romanzo è un romanzo sulla follia, la castrazione, il matrimonio e la chiesa. Affascinata dalle donne incarnate nella storia di Mariana, la figlia più giovane di una famiglia benestante della regione del caffè, che fin dall’infanzia affronta il suo ambiente con il coraggio che solo lo spirito trasgressivo può avere.

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La tua scrittura è sempre stata superata dalla vita, dalle tue decisioni, tra le quali vivi da molti anni fuori dalla Colombia. Sotto questo peregrinare, quando e dove è stata scritta “Misiá Señora”?

Ero ad Arezzo (Italia). Aveva finito poche settimane prima la frase “Oh, gloria che non diminuisce!” E come al solito l’Italia era il mio santuario dopo mille e una notte di scrittura, notti a Cadaqués, stellata d’inverno, tempestosa a giugno, piena di turisti d’estate, o semplicemente trasparente, o vuota. Avevo estratto dalle viscere del mio essere quella ‘Bajara Bagara’, che ancora mi conduce nei corridoi delle ferite e delle altre afflizioni, che era anche la mia, e per scrollarmi di dosso la ‘coda di uccellino’ che si accumula in un sussulto, così Mi battezzai, e mi affrontai, senza riposo né pietà, con quelle storie patchwork che venivano portate anche di ramo in ramo del verde limone. La Colombia e la sua miseria continuarono ad assediarmi. Anche la Columbia e il suo splendore circondavano me. E le storie, o gloria, non si esauriscono mai “testimoniate la mia discussione attraverso la ‘terra della miseria’”, come diceva Gabo. E un giorno un fulmine colpì il mio balcone di fronte al mare, cioè quasi… Be’, fu uno sfarfallio agghiacciante .Guerrilla, una storia dedicata al profeta Gonzalo Arango, è stata dipinta Intera in quel momento, in forma di donna: Felicidad Mosquera, quell’eroina messa a tacere dalla crudeltà di uomini assetati di vendetta, è l’eroina della storia, che parla a se stessa e si maledice mentre decide il suo destino: “Apri tu stesso il cancello. Stai dritto sul cardine…! Tieni il loro sguardo…! “Lì è germogliato l’embrione di quel romanzo di tutte le donne della terra di nessuno, una Misiá, una signora. E così sono andata in Italia, dovevo riposare, ma ci sono arrivata con il fantasma sulla schiena”.

Nel tuo lavoro, vedendolo nel suo insieme, ci sono sempre connessioni, vasi di comunicazione tra un soggetto e l’altro, un’idea e l’altro; Quella scritta a spirale, ma è anche un arazzo vivo e coeso. In questo romanzo puoi vedere il collegamento in quel raggio che proveniva dal libro di racconti pubblicato nel 1979, con il personaggio di Felicidad Mosquera. Ma come posso portare avanti questa idea, dal momento che il raggio elementare è diventato la sua stessa luce?

Il motivo è fulmineo, vedi, quella foto di una donna che apre su di lei il cancello di una condanna a morte, perché sì, perché se è l’uomo che la comanda, è lei che decide, e quella foto è diventata mille parole che hanno dato voce ad altre immagini. Anche se in realtà sono tre, dove possono anche essere un numero infinito: la donna – la madre, l’adolescente, la nonna, l’amica d’infanzia, la moglie pazza, la bisnonna pigra che ha già perso la memoria guardando quell’albero . Guaiava della sua infanzia, la ragazza che non capisce perché alcuni uomini la violentano, la falciano, gli amici festeggiano nel bel mezzo del carnevale, dove i “bravi ragazzi” possono “disturbare” a frotte. E così via. Donne e donne di ogni ceto sociale e ricordi della mia vita stavano coprendo quelle pagine, e non potevo fermare quella brillantezza, lo ripeto. Ebbene, nessuno, per quanto ne so, può prendere un fulmine per la coda, diceva mia nonna Adelva.

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Mi ha consumato fino in fondo, devo ammetterlo.

Mi ha lasciato cicatrici indelebili. Storie, guai, abusi, delirio, mite delirio d’amore, amore audace e confessioni intime classificate come “cupe” dai patriarchi della Chiesa, sfide a femmine coraggiose e brune a prendere gli schiaffi dei maschi, ed è per questo che si ribellano, sebbene sono proprio per questo motivo Stanno scuoiando, beh, che diavolo è questo…! , al diavolo il decreto di San Paolo!

È stata una corsa pazzesca, vedete. Questo film è fantastico sul collegamento con tutte le donne, con i miei nonni, che sono diventati tutte donne sulla terra. Improvvisamente ho capito l’impulso che ognuno di loro stava producendo nella mia anima, nel mio corpo, nelle viscere di un’essenza femminile. La “traditrice donna” è soprannominata da chi sa di abusi e insulti a distanza ravvicinata. Questa è Messia, signora, sì. Quelle che da 40 anni sono state rimosse dai cataloghi di case editrici, biblioteche, circoli di pensiero illuminato, tavole rotonde sul “femminino immortale”, ecc. Esattamente un giorno dell’aprile del 1982, il giovane critico spagnolo Luis Soin dichiarò sull’Ateneo de Madrid: Questo è un romanzo femminista, di donne, di donne, e nessun uomo dovrebbe smettere di leggere.

E oggi, in Colombia, ho portato fuori dal suo sudario la signorina Messia. Grazie alla spinta dell’accademia, anche delle donne all’interno dell’accademia che erano associate a questo raggio, non ho dubbi. Per questo l’ultima edizione, dopo tanto silenzio, mi onora e mi glorifica. Quindi, i miei più sentiti ringraziamenti.

Nell’ultimo decennio, nel panorama letterario, c’è stato un cosiddetto boom letterario per le scrittrici, dovuto al fatto che molti scenari – accademici, editoriali e culturali – sono oggi popolati da donne in un ruolo prima impensabile o impossibile, per pregiudizi intrinseci Inerente alla cultura, questo ruolo spetta allo scrittore come voce attiva e legittima. “Misiá senora” fa parte di una di quelle opere messe a tacere, visto che lei è uno scrittore, oltre al fatto che il romanzo parla di problemi reali e latenti che hanno messo in luce un sistema di oppressione in una delle istituzioni fondamentali della società, così come la famiglia. Dal tuo punto di vista come autrice, perché questo lavoro può essere considerato rivoluzionario nel femminismo letterario in Colombia e in che misura ciò che hai affrontato letterariamente può essere visto come una prova di problemi ancora in agguato nella società?

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Nella società odierna, a parte alcuni gruppi di donne che hanno cercato di glorificare, difendere e placare, direi piuttosto, la rabbia e la spavalderia di alcuni modelli maschili alfa e le loro lotte contro le donne incessantemente e senza alcuna discriminazione, non vedo nulla grande. Risultati. In altre parole, le “picche nelle Fiandre” non sono molte. A proposito, stavo per parlare del Messico, o di quasi tutta l’America Latina, o del mondo, diciamo. Non credo di esagerare se dico che c’è una battuta d’arresto nei diritti umani delle donne, delle adolescenti e delle donne. Il ripetersi quotidiano di stupri, abusi e persino crimini efferati nell’ambiente familiare è più che credibile, per non parlare degli abusi nel sistema educativo, che spesso rimangono senza risposta. La “femmina” in questo momento beneficia di due opzioni: o ribellarsi ed essere giudicata con appellativi e titoli di portata maliziosa, oppure saltare nel baratro senza paracadute. Direi che il suo ingegno e la sua forza sono già molto evidenti, a chi vuole verificarlo: scienza o governo, o arte o compiti non “femminili”. L’opzione del salto quantico è imminente e la stiamo già vedendo, semplice, ma a un costo molto alto, che stiamo pagando da molto tempo. Non immaginerei mai, mai, un mondo in cui non ci sono differenze, mai, oh mio Dio, facci confessare!

Tuttavia, spero che in questi tratti di strada, che già cominciano a tornare sulla montagna, si vedano meno odio, meno brutalità, e meno ostilità tra i generi o le razze. Loro chi sono. Non è una buona introduzione al massacro che ha afflitto così implacabilmente e senza pietà questa terra di miseria. Non nel mondo, ripeto. Ci manca la misericordia. Ci manca “la pace nel cuore, la pace nel mondo”, come diceva Thich Nhat Hanh.

*Scrittrice, femminista, scrittrice e insegnante di creatività letteraria. Master of Arts presso l’Università di Los Andes e un professionista in letteratura presso l’Università Nazionale della Colombia. L’evento si terrà a Vilbo 2022 sabato 30 aprile alle 18:00 Workshop 3.