Nautica, torna il vento in poppa. Trend positivo nelle Marche e in provincia di Pesaro e Urbino

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Crescono export, commesse e occupati. Boom della nautica da diporto e del refitting. I dati nel convegno di Pesaro. Annunciato 1 ml. e mezzo di euro per la banchina G del porto di Pesaro

Un milione e mezzo di euro per la nuova banchina (la G) del porto di Pesaro. L’annuncio dell’Autorità di sistema del Mare Adriatico Centrale questa mattina al convegno sulla nautica organizzato dalla CNA a Pesaro e dimostra la volontà di aiutare un settore in crescita che richiede urgentemente investimenti e infrastrutture. E infatti i dati resi noti ieri a Pesaro nel convegno di CNA sul settore, dimostrano che la nautica sta tornando a livelli molto interessanti con l’export in crescita e la conquista di nuovi mercati; con l’aumento di commesse ed occupati. “Il settore della nautica pesarese, così come quella marchigiana – ha detto il segretario della CNA di Pesaro e Urbino, Moreno Bordoni – dopo anni di buio e fasi altalenanti sta tornando ad una nuova primavera e ci si sono buone prospettive di qui ai prossimi dieci anni e non solo per le imprese del settore ma per tutto l’indotto”. Secondo gli ultimi dati, elaborati dal Centro Studi regionale della Cna, le imprese della nautica stanno ricominciando a macinare numeri interessanti. Non tanto in ragione della numerosità delle attività nel settore della nautica di produzione (solo una in più in 10 anni nella provincia di Pesaro e Urbino e -21 nelle Marche), quanto nella crescita del settore del diporto e della manutenzione, il cosiddetto “refitting”.  Tra il 2009 e il 2018 il dato più importante nella dinamica del numero delle imprese attive del settore è infatti quello della crescita delle produzioni di imbarcazioni da diporto e sportive che, nella provincia di Pesaro e Urbino, aumentano di ben 34 unità (ben il 49,3% in più rispetto al 2009). Anche nel complesso della regione tali produzioni registrano una crescita del numero di imprese, ma si tratta di una crescita certamente meno impetuosa (+20,7%) di quella della provincia di Pesaro e Urbino e inferiore anche in termini assoluti (+23 contro +34) in ragione del fatto che in altre province della regione tali imprese sono invece calate di numero.

Nel corso del periodo analizzato il peso delle produzioni nautiche della provincia aumenta decisamente (+4,7%) per effetto soprattutto della crescita del peso ricoperto nella costruzione di imbarcazioni da diporto e sportive (dal 62,2% del 2009 al 76,9% del 2018). All’opposto, la provincia perde peso nella costruzione di navi e strutture galleggianti e in tutte le attività di servizio direttamente legate alla nautica. “I dati della CNA – ha detto il sindaco di pesaro, Matteo Ricci – dimostrano che quello della nautica è un settore sul quale convogliare risorse e investimenti. Oltre a riqualificare tutta la zona – ha detto il primo cittadino – è necessario ora concentrare la nostra azione per reperire 10 milioni di euro che serviranno al dragaggio del porto e alla creazione della cassa di colmata. Aumentare il pescaggio del porto è fondamentale per la cantieristica, il traffico commerciale e quello turistico. Altro strumento che serve con urgenza è il piano Regolatore del porto. Per parte nostra stiamo attivando tutti gli interventi necessari a riqualificare e rendere più bello, attrattivo e funzionale lo scalo pesarese”. Nel corso del convegno sono state anche elencate le imprese attive in provincia ed in particolare nel polo di Fano che costituisce il nucleo più importante del settore sotto il profilo della numerosità delle imprese: nel comune di Fano si concentra un elevato numero di imprese sia della produzione di imbarcazioni e strutture galleggianti (83 unità), sia della riparazione e manutenzione (27 unità); in totale nel comune di Fano operano 110 imprese della nautica. Seguono per importanza le realtà dei comuni di Mondolfo-Marotta (30 imprese), Pesaro (20 imprese), Cartoceto (14), Colli al Metauro (12) e Monte Porzio (10). La collocazione geografica dei primi comuni per numero di imprese, vede prevalere decisamente l’area di Fano e i comuni circostanti: San Costanzo, Mondolfo, Colli al Metauro (che comprende Montemaggiore, Saltara e Serrungarina), Cartoceto. Assieme, questi comuni ospitano 171 imprese su 221, pari a oltre i tre quarti del totale provinciale.

E’ comunque interessante osservare come le imprese del settore siano presenti – seppur in numero limitato – in tutta la provincia, anche nelle aree interne: ci sono attività di costruzione di navi e di strutture galleggianti a Pergola, San Lorenzo in Campo e Sassocorvaro; attività di riparazione e manutenzione di navi e imbarcazioni a Cagli e Frontone.

Nella provincia, secondo i dati forniti dall’Inail, le imprese della nautica (della produzione e dei servizi di riparazione e manutenzione) aumentano di oltre il 65% il numero dei lavoratori dipendenti tra il 2013 e il 2017. Passano, infatti, da 709 lavoratori nel 2013 a 1.174 nel 2017, oltre 465 in più in soli quattro anni.

La crescita degli addetti del settore si concentra nelle piccole imprese più strutturate, quelle tra i 10 e 49 lavoratori per ditta (è la terminologia dell’Inail, che considera “ditte” e “lavoratori”) dove la crescita dei lavoratori è del +138%; e nelle imprese di media dimensione, tra 50 e 249 lavoratori, dove la crescita è del 99%, che indica un sostanziale raddoppio per i lavoratori di questa fascia dimensionale. Infine l’export di navi e imbarcazioni realizzate nelle Marche che hanno confermato un trend fortemente oscillante influenzato fino al 2015 maggiormente dalle dinamiche dell’export della provincia di Ancona; successivamente sono state invece le esportazioni pesaresi di navi e imbarcazioni a caratterizzare l’export regionale, in particolare con il dato del primo trimestre 2019, che non solamente per la provincia di PU rappresenta una performance particolarmente interessante, specie in prospettiva.

Negli ultimi tre anni l’export pesarese di navi e imbarcazioni ha visto avvicendarsi ai vertici della graduatoria per ammontare annuale, Paesi sempre diversi: le Bermuda nel 2016 (con oltre 100 milioni di export), la Croazia (“solo” 1,2 milioni) nel 2017; il Montenegro nel 2018 (8,6 milioni). Ma il dato del primo trimestre 2019 aggiunge ulteriore variabilità al quadro delineato: ai Paesi già menzionati si aggiunge Cipro, verso il quale l’export pesarese ha superato i 175 milioni nel primo trimestre 2019.

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