Telelavoro, Romina Pergolesi (M5S) chiede l’attuazione del piano in Regione

Rosalba Cagli
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La consigliera regionale pentastellata presenta una mozione per impegnare la giunta ad adeguarsi alla normativa nazionale promuovendo il cosiddetto “lavoro agile” da casa o nei telecentri di almeno il 10% del personale della Regione

«Avviare immediatamente la procedura per l’attuazione del “Piano Annuale del Telelavoro” in ottemperanza a quanto previsto dalla normativa nazionale, anche attraverso il confronto con i sindacati, al fine di realizzare l’obiettivo minimo del 10% del personale regionale». È quanto chiede la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle in una mozione da discutere e mettere al voto in Assemblea Legislativa. Romina Pergolesi intende impegnare la giunta Ceriscioli anche «a predisporre una deliberazione specifica ed aggiornata in materia di “lavoro agile” che prenda in considerazione sia le linee guida del DPCM n.3/2017, definendo criteri, modalità, tempi e forme diverse di “telelavorabilità”, sia avviando contestualmente una celere ricognizione delle “postazioni telelavorabili” da parte dei dirigenti dei Servizi e delle P.F.», chiedendo nel contempo «di avviare un confronto con le regioni che hanno attuato già da tempo Piani di Telelavoro e che possono dare un contributo tecnico-amministrativo costruttivo per il superamento di eventuali criticità logistiche». «Attualmente – evidenzia Pergolesi – il numero dei dipendenti a carico della Regione Marche risulta essere pari a 1.923 unità, oltre a 55 unità dirigenziali. Solo due le unità che risultano essere in regime di telelavoro, e un’altra è in corso di attivazione, stando ai dati pubblicati sul sito regionale.  Sono tuttavia pervenute agli uffici regionali di competenza richieste di accesso al telelavoro “sia a livello informale che formalmente” e risulta quindi urgente e opportuno uniformare alle guide della normativa nazionale, l’attuale normativa regionale in modo chiaro e ben regolamentato». Molteplici i vantaggi del cosiddetto lavoro agile, sottolinea l’esponente pentastellata, «sia per il datore di lavoro che per i dipendenti in quanto consente una migliore razionalizzazione con conseguente risparmio sui costi di gestione degli uffici, minori spostamenti casa-lavoro del dipendente con riduzione degli impatti ambientali, risparmio di tempo e costi per i trasporti. Le ultime normative hanno di fatto ampliato e specificato questa tematica introducendo il concetto di lavoro agile (o “smartworking”), che affianca alla modalità di telelavoro strettamente domiciliare utilizzata in passato, anche l’utilizzo di telecentri e altre forme miste di lavoro al fine di una razionale, più economica, meno impattante sull’ambiente e più efficiente organizzazione». Conclude Pergolesi: «In un’ottica di competitività e miglioramento della qualità dei servizi della pubblica amministrazione, l’attuazione di un Piano di Telelavoro diventa imprescindibile e determinante per rispondere alla crescente richiesta di flessibilità e di servizi online da parte dei cittadini».
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