Da Avengers a Zalone, quando certi film aiutano la ripresa del cinema italiano ormai in forte crisi! La situazione nel nostro entroterra

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Rosalba Cagli
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Una volta un certo Federico Fellini disse che il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio e chissà quale sarebbe la sua reazione nel vedere lo stato di profonda crisi che attanaglia il settore nello stivale.

Ebbene sì, il clima di costante crisi sembra infettare qualsiasi cosa che trova durante il suo cammino e nemmeno la settima arte riesce a salvarsi. Dati alla mano, in Italia si stanno vendendo sempre meno biglietti. Basti pensare che nel solo 2017 le vendite sono calate del 44% rispetto all’anno precedente perdendo un totale di oltre 70 milioni. Con tali perdite d’incasso risulta chiaro che a sopravvivere sono solo i multisala i quali, grazie alle loro posizioni strategiche, alle finanze che ne coprono bene le spalle e alle loro capacità attrattive con molteplici film in programma contemporaneamente, riescono a recare ancor più difficoltà ai cosiddetti monosala che non riescono a sbarcare il lunario.

Nella nostra provincia la situazione non è tanto più rosea di quella nazionale. Negli anni in molti hanno chiuso e non vengono rilevati, vedi Fossombrone e Cagli che è passato da avere più cinema contemporaneamente al non averne lasciando quello che possiamo definire un eco-mostro frutto di lavori e progetti incompiuti da parte di una multisala che per ragioni apparentemente ignote ha fatto marcia indietro.

Eppure, grazie alla tenacia e all’inventiva, cinema come quelli di Urbino, di Urbania, di Sant’Angelo in Vado e di Acqualagna, riescono a restare in piedi, spesso grazie all’aiuto che ricevono dalle amministrazioni locali che non vogliono rinunciare ad un punto sociale, artistico e culturale così importante. Ad onor del vero, va detto che a salvarne i conti troviamo film campioni d’incassi come Avengers e i vari di Zalone i quali riescono a catalizzare l’interesse generale del pubblico rivelandosi una vera boccata d’ossigeno per i cinema più piccoli.

Il perché di questa crisi ha radici davvero profonde e certamente non serve dare la colpa ai vari servizi streaming che hanno ben saputo entrare nelle nostre vite macinando spettatori su spettatori. Le poche idee e la sovrabbondanza di tematiche si trasformano da una corsa allo spunto più originale terminando sempre nello stesso circolo vizioso, nello stesso cast, nelle stesse facce che con il tempo finiscono con il diventare macchiette. Oltre a ciò vanno aggiunti l’incapacità e la non lungimiranza nell’investire nelle proprie strutture rimanendo mal attrezzati, datati e ripetitivi, elementi che se aggiunti alle assurde produzioni italiane concentrate solo a gennaio e febbraio (da sempre i mesi più ricchi dell’anno) non aiutano una ripresa del settore. Che sia tempo di reinventarsi e di compiere scelte di cambiamento?

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