Tosi: “La campagna elettorale ha rilanciato la proposta di ripristinare la dismessa ferrovia metaurense. Tra Fano e Fermignano realizzare una ciclopedonale”

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Com’era prevedibile, la campagna elettorale ha rilanciato la proposta di ripristinare la dismessa ferrovia metaurense; ma basterebbe consultare il web per capire che la “green way” rappresenta il riutilizzo ottimale di questa linea chiusa da 32 anni; in Italia le ferrovie abbandonate sono circa 200, di cui almeno una sessantina sono diventate, in toto o in parte, anche per varianti di percorso, apprezzate piste ciclopedonali; l’ultima in ordine di tempo è la Treviso – Ostiglia, nata come la Fano Urbino per esigenze militari; ma poi ci sono la Spoleto-Norcia, la Verona-Bologna, quella di San Remo, la Colle Val d’Elsa-Poggibonsi, la Cortina-Calalzo, la Fiuggi-Paliano, quella adriatica in Abruzzo e tante altre. Riutilizzare per la mobilità sostenibile i sedimi abbandonati conviene a tutti, anche a chi spera in un ritorno del treno, come tra Fano Urbino, dove si conserva l’infrastruttura, non si asportano binari e traversine e si evita la vendita voluta da RFI; nell’immediato, ai margini e non sopra i binari, è prevista una strada sicura per ciclisti e pedoni, grazie alla quale tantissimi cittadini tra Rosciano e Fano, tra Carrara e Cuccurano, tra Lucrezia e Calcinelli, ecc. potranno fare a meno dell’auto, sapendo anche che ora, per i tragitti in bici casa – lavoro, esiste la copertura assicurativa e possono arrivare incentivi economici come già avviene per esempio a Bari. Ed è grande la rivalutazione degli edifici lungo i binari sfiorati da una ciclabile invece che da un treno in corsa. Ora c’è anche la l. n. 2/2018: “Disposizioni per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica”. Questa rete (“Bicitalia”, elaborata dalla FIAB e recepita dalla legge citata) è collegata alla rete europea (“Eurovelo”) che può convogliare in Italia tantissimi turisti che scelgono la bici per un turismo destagionalizzato, colto, responsabile, che privilegia luoghi ancora da scoprire ma soprattutto muove l’economia, visto che ammonta a decine di miliardi/€ l’anno il giro d’affari complessivo delle bici, anche elettriche. Ma per muoversi in bici servono infrastrutture sicure e attrezzate, non certo spazi ritagliati alla buona lungo le strade normali; i sedimi abbandonati, pianeggianti o quasi, separati dal pericoloso traffico a motore, spesso lunghi decine di km e con tante emergenze culturali nelle vicinanze, rappresentano la sede ideale per la mobilità sostenibile. Nella valle del Metauro la volontà di chiudere la linea ferrata risale almeno al 1975, quando molti amministratori locali neanche erano nati; la decisione è stata presa innanzitutto delle Ferrovie che più volte hanno confermato di non avere alcuna intenzione di riaprirla per il trasporto pubblico locale, come i poco informati continuano a chiedere; e il “piano case”, voluto qualche anno fa da partiti che ora sostengono un improbabilissimo ripristino ferroviario, ha aggiunto agli effetti positivi della dismissione del 2012 (recupero sociale di spazi abbandonati, nuove aree verdi, eliminazione di barriere tra quartieri, ecc.) quelli negativi, ma legittimi, di vari ampliamenti edilizi quasi a contatto con i binari. Tra moltissimi anni, forse, un miracolo potrebbe far tornare un treno solo turistico, per alcune corse l’anno, per una settantina di passeggeri, se si trovassero le enormi risorse necessarie (“ben oltre” 150 milioni/€), come ha potuto fare la Provincia a statuto speciale di Bolzano grazie a bilanci miliardari; dovrebbero poi impegnarsi investitori privati che però hanno scelto, non a caso, il cicloturismo, su cui stanno investendo grandi risorse; anche in questo caso la conferma viene dal web digitando termini come “bici”, “economia”, “turismo”, “euro”, aggiungendo “Sole 24 ore” per avere conferme autorevoli. Per questo, almeno tra Fano e Fermignano, è giusto realizzare finalmente una pista ciclopedonale; un progetto di massima c’è, sono pronti 4,5 milioni/€ da spendere entro il 2020 e non esistono motivi logici per contrastare un’infrastruttura che fa bene alla viabilità, al decoro, alla sicurezza e all’economia.

Enrico Tosi
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