Cagli, incontro sulla sanità… Le parole di Traversini, Marotti e Alessandri

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Rosalba Cagli

Si è svolta ieri sera, presso una gremitissima sala dell’ex pretura del palazzo pubblico di Cagli, la riunione organizzata dal movimento spontaneo cittadini ed associazioni per la sanità pubblica di Cagli. Gli ospiti della serata erano il consigliere regionale Gino Traversini, la componente dei comitati per la sanità pubblica Fernanda Marotti e il sindaco di Cagli Alberto Alessandri. A coordinare i vari interventi è stato Marcello Mei (presidente provinciale UDC), che prima di dare la parola agli ospiti ed aprire il dibattito, ha voluto ricordare i vari episodi che si sono registrati in quest’ultimo periodo, riguardanti cittadini dell’entroterra che hanno dovuto attendere fin troppo per ricevere i soccorsi e casi di malfunzionamento del servizio sanitario pubblico. Il primo a prendere la parola è stato il consigliere Traversini che ha ricordato come “nei giorni scorsi, assieme all’assessore Sciapichetti, sono andato a Roma al ministero della salute, dove siamo stati ricevuti dal capo di gabinetto e tre funzionari del ministro Grillo. Avevamo chiesto quest’incontro anche in passato col ministro Lorenzin, ma non ci aveva ricevuto. Questo per richiedere una deroga al nostro territorio come area interna e dunque la riattivazione del PPI. É fondamentale avere il PPI, lo si vede anche dai dati e non solo da alcune situazioni che possono essere citate. Rispetto a prima oggi l’ambulanza esce di più, poiché, non avendo più un servizio adeguato, la gente chiama il 118 a casa o prende la macchina, cosa sbagliata, per andare all’ospedale di Urbino. Questo mette in evidenza le difficoltà del sistema attuale (l’acap). Il decreto Balduzzi – prosegue Traversini – ha stabilito tre tipologie di ospedali: ospedale di base (80.000 – 150.000 abitanti), ospedale di primo livello (150.000 – 300.000) e ospedale di secondo livello (600.000 – 1.200.000). Attualmente a Cagli il 118 fa l’acap e quando esce il 118 abbiamo il medico di reparto che scende (grazie ad una convenzione col privato), solamente nelle ore diurne. Non è il massimo, perché il medico dell’ospedale che è abbastanza attrezzato, non è comunque il medico specialista dell’emergenza. Alla notte per ora abbiamo solamente la guardia medica. O si cambia il DM70 o si ottiene una deroga come area interna.” Per concludere Traversini ha affrontato anche la problematica riguardante il numero di ambulanze affermando come “bisognerebbe cercare di ottenere la seconda ambulanza tutta per Cagli e no 15 giorni a Cagli e 15 a Fossombrone com’è ora. Si stanno facendo importanti passi in avanti per quanto riguarda l’eliambulanza, poiché a breve verranno rese fruibili anche per il volo notturno le piazzole di atterraggio presenti nella nostra unione montana.” Subito dopo ha preso la parola Fernanda Marotti, rappresentante dei comitati per la sanità pubblica, sempre presente a queste iniziative e molto precisa nell’analizzare e approfondire le tematiche sanitarie. “É sempre bello vedere una comunità che si stringe attorno ai propri problemi e non è così scontato in questi tempi. Seguo la vicenda sanitaria dal 2009. É disponibile una bozza di piano sanitario, dove emerge subito qualcosa che non va, soprattutto nell’emergenza-urgenza. Con la riforma sanitaria del 2013 abbiamo perso 3 ospedali in provincia (13 in tutta la regione): Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro. Questi presidi sono stati trasformati in strutture territoriali. Inoltre sono stati ridotti anche i posti letto per acuti (ben 99 in meno per la nostra provincia) e di riabilitazione. Nel 2016 questi posti letto ospedalieri vengono trasformati in cure intermedie (55 in meno). La storia che ci hanno raccontato di come la frammentazione ospedaliera sia un limite non è necessariamente giusta. Le case della salute e gli ospedali di comunità – prosegue la Marotti – non sono necessariamente una cosa sbagliata, sono una cosa sbagliata solo nel momento in cui sostituiscono bruscamente l’offerta ospedaliera. In Emilia-Romagna funzionano e sono degli ottimi presidi. La sanità non va ragionata su ogni singola città ma è una rete, e se incidi in un nodo vai incidere su tutti gli altri.” Successivamente la Marotti ha voluto confrontare la nostra realtà con quella di Umbria ed Emilia-Romagna, affermando come “la provincia di Pesaro e Urbino è quella con la mobilità passiva più alta di tutta la regione, per la quale deve sostenere una cifra esorbitante. In Umbria, regione con due volte e mezzo gli abitanti della nostra provincia, hanno applicato il Balduzzi. Sono presenti 2 aziende ospedaliere (come Pesaro e Fano), 5 ospedali di primo livello (come Urbino) e 12 ospedali di base. In Emilia-Romagna abbiamo i due presidi ospedalieri di Rimini (con l’ospedale di Sant’Arcangelo e Novafeltria dotati di PPI) e Riccione (con l’ospedale di Cattolica dotato di PPI) articolati su più sedi. Stiamo parlando di una provincia, quella di Rimini, con gli stessi abitanti della nostra, ma con un territorio che è un terzo della provincia di Pesaro e Urbino. Dunque molti abitanti del nostro territorio preferiscono andarsi a curare in queste altre realtà.” Per concludere Fernanda Marotti si è voluta focalizzare sul privato e i suoi rischi. “A Fano vogliono realizzare una clinica privata convenzionata, mentre a Sassocorvaro e a Cagli il privato è già presente da alcuni anni. Un processo di privatizzazione dev’essere giustificato e bisogna dimostrare che è indispensabile, di supporto e non sostitutivo. Il vero rischio è che resti al pubblico la parte più rischiosa ed onerosa (l’emergenza-urgenza).” Prima di aprire il dibattito con il numeroso pubblico presente, dove si sono succeduti interventi di politici locali, medici e semplici cittadini, ha preso la parola il sindaco di Cagli Alberto Alessandri. “Ringrazio il movimento per aver organizzato una serata come questa. Credo che sia giunto il tempo di decidere a chi dare la responsabilità di portare avanti questo tema sulla sanità. Tengo a sottolineare come l’unico vero responsabile della sanità sia la Regione. La mia amministrazione si è sempre comportata in modo coerente, assumendosi responsabilità al di sopra delle proprie competenze, in tanti modi. Abbiamo proposto una mozione, siamo stati sempre presenti agli incontri di area vasta, abbiamo scritto articoli sul giornale e per ultimo abbiamo fatto causa alla regione per la chiusura dei 13 ospedali (a maggio è prevista la pronuncia del Consiglio di Stato). In generale siamo stati sempre presenti ad ogni genere di manifestazione. É giunto il momento di parlare e alzare un pochino i toni. Mi dispiace molto dell’imbarazzante silenzio tenuto in questi anni dal nostro circolo Pd sulla sanità, guardando più alle sottigliezze, senza andare a fondo, con un’amministrazione che non poneva vincoli politici e partitici. Più che stare dietro a un piano sanitario, la regione ha mantenuto le promesse fatte ai propri sponsor in campagna elettorale. Vorrei concludere sperando in una maggiore onestà da parte di tutti, poiché la sanità è una cosa molto importante.” Subito dopo è seguita la replica della segretaria del locale circolo Pd Patrizia Sabatini che ha rispedito al mittente le accuse mosse dal primo cittadino. L’incontro è terminato intorno alla mezzanotte, dopo circa tre ore.

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