Le reliquie della Sacra Spina e del Lignum Crucis custodite a Cantiano

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Rosalba Cagli
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Che la fede cristiana abbia avuto in Cantiano facile attecchimento e ampio consenso, non è
da dubitare. Il numero di chiese e cappelle presenti in ogni epoca e diffuse capillarmente in tutto il territorio sono lì a testimoniarlo. Non solo, basta volgere lo sguardo sul paese da uno dei due colli che lo sovrastano, per rendersi conto di questo; a poca distanza l’una dall’altra quattro chiese le quali, con gli ambienti annessi, occupano spazi rilevanti nel centro del paese; la Collegiata di San Giovanni Battista poi, è un edificio davvero imponente e, in un certo senso, perfino smisurato rispetto a tutto il resto. In questo senso anche le confraternite ad esse associate, erano numerose e presenti un po’ dappertutto; esse rappresentavano l’impegno laico a sostegno della chiesa nelle sue varie declinazioni e nel promuovere le sacre funzioni, oggi sostituite da altre forme aggregative o da organismi all’uopo preposti. Non è casuale, allora, il fatto che fra gli elementi di spicco che caratterizzano Cantiano, ossia l’evento attorno al quale il paese si identifica via sia la Turba, la rappresentazione sacra della Passione, sviluppatasi in seno alla confraternita del Buon Gesù. La stessa Turba e soprattutto i simulacri del Cristo crocifisso, morto e risorto, che ancora oggi vengono venerati e processionalmente condotti in diversi momenti liturgici, hanno certamente catalizzato l’attenzione dei fedeli relegando in secondo piano altri elementi devozionali che avrebbero potuto trovare maggiore seguito e risonanza. Soprattutto sul Crocifisso, per il fatto di “aver parlato” ed essere stato considerato “miracoloso”, si è concentrata la maggiore devozione, uguagliata solo dalla Madonna della Misericordia dopo le note vicende del terremoto del 1781.
Perché scrivo questo, perché non tutti sanno che le chiese di Cantiano custodiscono alcune reliquie legate alla Passione di Gesù, che in altri paesi avrebbero ricevuto sicuramente una maggiore attenzione e risonanza; ma a Cantiano c’era la “Processione del Venerdì santo con Turba”, c’era il “Crocifisso miracoloso”, vi era il “Sepolcro” all’interno del quale ci si poteva stendere per chiedere grazia divina. Dunque non c’era spazio per altro, eppure sicuramente qualcos’altro veniva fatto, un qualcosa che si è affievolito nel tempo fino a perderne la memoria. Ho parlato di reliquie. Certamente quando si tratta questo argomento va usata la massima cautela possibile. Ad un certo punto della storia, infatti, moltissime chiese si riempirono di reliquie legate alla storia di Gesù o di santi e beati, il cui possesso dava prestigio alla chiesa stessa per le celebrazioni, le preghiere che ispiravano e, non ultime, le offerte che seguivano all’afflusso di fedeli e pellegrini che ad esse si accostavano, nella speranza di un’improvvisa guarigione o di vedere esaudito un particolare desiderio. Ecco allora che legni della croce, spine della corona, chiodi, frammenti di tunica, così come
tante reliquie riferite a persone sante, vengono disseminate un po’ dappertutto, nelle chiese e negli oratori di tantissimi paesi. Ognuna di esse vanta una autentica provenienza, spesso una natura prodigiosa, oltre ad un’ovvia devozione.
Proprio l’elevato numero di esse fa presumere che in realtà molte non siano così autentiche. Certo l’antichità, l’origine, la natura sono elementi importanti, ma a volte non sufficienti. A prescindere da tutto questo, è comunque importante ed innegabile riconoscere che le reliquie, vere o taroccate che siano, hanno “assorbito” la fede di generazioni di persone che nel corso dei secoli si sono accostate ad esse; che le hanno reputate tali e che le hanno rese, e le rendono tuttora, capaci di assumere valori intrinseci che superano il problema della loro autenticità. Sono la fede, la preghiera, le emozioni ed i propositi che esse suscitano. Come stabilito dal catechismo della chiesa cattolica, sono un prolungamento della vita liturgica della chiesa, al pari di altre forme di religiosità e pietà popolare come i pellegrinaggi, le processioni, le vie crucis, i rosari, ecc.. Le reliquie, dunque, hanno acquisito nel tempo una sacralità indotta e spinta dalla fede; del resto cosa c’è di più sacro di un atto di fede che si manifesta con una preghiera, un gesto di amore e tenerezza, un pentimento; anche la Turba è definita sacra rappresentazione e non a caso, perché l’approccio cui ci si accosta e le motivazioni umane che la sottendono sono anch’esse sacre.
Questa premessa si è resa necessaria per dire che anche le chiese di Cantiano conservano numerose e preziose reliquie, alcune delle quali hanno anche favorito in passato iniziative particolari come la “Processione del Cappello di San Carlo Borromeo”, poi andata in disuso.
Tuttavia un paese come Cantiano, la cui storia era legata ai riti espiativi di sofferenza (vedi san Domenico Loricato, la Compagnia dei disciplinati di santa Croce, il culto verso il Crocifisso ed il Cristo legato alla colonna) e della Passione (Processione del Venerdì santo con Turba) non poteva non avere reliquie che la rafforzassero in tal senso. Così il nobiluomo Francesco Ludovisi, originario di Cantiano, più noto per aver donato al paese una pregevolissima biblioteca che oggi porta il suo nome, la Biblioteca Ludovisiana, donò alla confraternita del SS Rosario presente nella chiesa di San Nicolò, una stauroteca contenente un frammento del Lignum Crucis. Una memoria presente nel “Libro delle entrate et delle spese della SS Madonna del Rosario – 21 giugno 1615”, ma trascritta successivamente riporta: “L’illustrissimo Sig. Francesco Ludovisi di Cantiano, avvocato in Roma sotto il di 5 settembre 1690, a rogito del Sig. Gianbattista Furiosi, donò alla Confraternita del SS Rosario l’insigne reliquia della Ss.ma Croce, formata tutta d’argento, accompagnata dalla sua autentica e legalità di notaro, che in carta pergamenata ben miniata con diverse figure de santi si conserva nell’archivio della Confraternita. Si avverte che in detto istrumento di donazione vi sono apposti alcuni patti e condizioni sotto la pena di caducità, fra’ quali quello di non esporre il suddetto SS. Legno nel dì della festa dell’Invenzione della Santa Croce, a causa di non togliere il concorso alla Chiesa di Santa Croce nel rione Luceoli (sic), in cui si solennizza, da antichissimo tempo, la festa di detto giorno”.
Come se non bastasse, gli agostiniani di Cantiano custodivano nella chiesa del loro convento, addirittura un reliquiario contenente la Sacra Spina. Nell’inventario del 13 febbraio 1798, si trova scritto: “All’altare di San Nicola da Tolentino, un ciborio entro di cui la Reliquia della SS.ma Spina con custodia di metallo dorato con alcuni fogliami d’argento, e cristalli all’intorno, e copertura di seta color cremisi”. La descrizione dell’inventario del 1922, in occasione della consegna degli arredi sacri presenti nel complesso conventuale di S. Agostino all’arciprete di Cantiano, è più precisa: “Ciborio in cui è racchiuso un Ostensorio d’argento, con angelo alato, contenente una urnetta esagonale, con vetri di cristallo molato. Nel centro della piccola urna è racchiusa la Sacra Spina con sigillo di ceralacca che ne garantisce l’autenticità. Altezza dell’Ostensorio cm 52, lato dell’urnetta mm 55”. Come gli agostiniani siano venuti in possesso di questo oggetto, o meglio chi glielo abbia donato non mi è stato possibile accertalo. Il reliquiario è veramente di pregio; è possibile che un componente di una delle famiglie nobili di Cantiano, raggiunta una posizione di prestigio, abbia voluto gratificare quella istituzione e quei frati che gli avevano impartito da bambino i primi insegnamenti, essendo attiva nel convento una importante scuola per i giovani del luogo.

Ebbene queste due reliquie sono ancora presenti: entrambe custodite in chiesa Collegiata. Sicuramente venivano esposte durante la quaresima o il Venerdì santo alla venerazione dei fedeli, ma la memoria si è persa, affievolita nel tempo fino a scomparire come si è detto prima. Da molti anni Cantiano, durante la quaresima, si rivolge ad una vasta platea di persone, proponendo una serie di appuntamenti che trovano massima espressione nel Venerdì santo con il finale della Turba. Questo fatto, in aggiunta al consenso che la stessa Turba ha acquisito a livello nazionale ed anche oltre, rendono assolutamente necessario recuperare anche l’aspetto legato alla sacre reliquie di cui abbiamo parlato custodite in paese. La proposta, dunque, è quella di offrire nuovamente, un’ostensione pubblica di queste due importanti reliquie legate alla Passione di Gesù come avvenuto in passato, con tutto il rispetto e la devozione che meritano, senza disquisire su autentiche difficilmente probanti, ma forti della consapevolezza che di fronte a questi oggetti sacri migliaia di persone nel corso dei secoli hanno pregato, sperato e forse pianto, attribuendo loro un valore intrinseco divino e miracoloso. Non solo, come tutte le reliquie, esse sono lì a raccontarci di una storia, di una persona, di un fatto, sono in altri termini una testimonianza. Una visita a Cantiano nel periodo quaresimale, dunque, potrebbe essere vissuta veramente come un “pellegrinaggio”, reso tale attraverso un’offerta sempre più ricca di appuntamenti culturali, riti e testimonianze della Passione di Cristo.

di Maurizio Tanfulli
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