Tarsi (Fano): “Sanità pubblica: cala il sipario”

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Rosalba Cagli
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Il sindaco Seri e la sua maggioranza hanno ufficialmente gettato la maschera sulla variante urbanistica a Chiaruccia, che di fatto apre le porte alla costruzione della clinica privata in quella zona. Il voto favorevole dalla maggioranza di centrosinistra a traino PD  certifica in maniera indiscutibile la volontà di questa amministrazione di infischiarsene degli appelli della città a salvaguardia dell’Ospedale Santa Croce, spolpato e svenduto per soddisfare appetiti privati talmente famelici da essere riusciti a far correre anche la giunta più indolente che la città ricordi. I 50 posti letto che negli ultimi dieci anni sono spariti dal reparto di Ortopedia di Marche Nord, esattamente quegli stessi 50 posti ricompariranno MIRACOLOSAMENTE nella nuova clinica, ma non è dato sapere quali prestazioni saranno convenzionate e quali invece saranno completamente a pagamento. Per non parlare poi del fatto che la clinica privata non avrà il reparto di rianimazione, con tutti i problemi che questo può significare durante un intervento chirurgico. Attualmente il reparto di Ortopedia e Traumatologia di Pesaro dispone di soli 22 posti letto, ma ogni giorno sono ricoverati 12 o 13 pazienti in più dei letti disponibili , e questi pazienti devono essere ospitati fuori reparto (tra Chirurgia, Urologia, Neurologia, Medicina d’Urgenza, Ginecologia) con disagi inimmaginabili per i malati e difficoltà di ogni tipo per il personale medico e paramedico. Il PD fanese  dimostra oggi di essere completamente asservito ai poteri economici, che mirano così ad ottenere facili profitti dalla nuova clinica privata, creata non in aggiunta ma in sostituzione del servizio pubblico. La giunta Seri, l’artefice materiale di questa conclusione della grande operazione “mani sulla Sanità”, dimostra di aver perso definitivamente qualunque collegamento con il popolo e le idee di quella sinistra a cui dice, a parole, di ispirarsi. 

Attendiamo con trepidazione il voto amministrativo del 26 maggio, poiché a questo punto le parole non hanno più senso. Contano i fatti,  contano i disagi che i malati incontrano tutti i giorni, contano le liste d’attesa lunghe anche più di un anno. Saranno quindi i cittadini fanesi a poter esprimere, col proprio voto, il dissenso che per cinque anni è stato non solo inascoltato, ma addirittura vilipeso, in barba al diritto alla salute sancito dalla Costituzione della nostra Repubblica.

LUCIA TARSI _ #VINCEFANO
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