Lettera in redazione: “Sono disoccupata ma non mi arrendo”

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Rosalba Cagli
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Mi chiamo Maria, abito in un paese dell’Alto Metauro e sono una ragazza neolaureata a Urbino. Sono riuscita ad avere la mia laurea breve con fatica, ma con in mano il sogno di avere un futuro migliore. Non mi vergogno a dirle che mi trovo disoccupata, non per volontà mia, ma per come oggi è il mondo del lavoro. Mi sono sempre data da fare per pagarmi gli studi e le varie spese, questo fatto mi ha fatta crescere personalmente e socialmente. Da laureata, speravo di trovare una posizione lavorativa che mi permettesse di crescere professionalmente per costruirmi un avvenire. Il mio piccolo sogno – Questo è un piccolo sogno, e lo chiamo “piccolo” perché solamente dovrebbe essere legittimo avere la possibilità di lavorare. Purtroppo mi ritrovo ad affrontare annunci e colloqui di lavoro in cui si cercano solo persone con esperienza, ma io dico, se non permettete di fare esperienza come pretendete che noi giovani possiamo crescere e lavorare? Siamo costretti a sceglierci dei lavori alternativi, come nel mio caso la commessa… Senza togliere il valore di questi lavori, ma se una ragazza\o sogna di costruirsi qualcosa di più perché si tagliano le gambe già in partenza? Ma io ho studiato e soprattutto pagato tasse universitarie per poi non avere neanche la possibilità di lavorare per ciò per cui ho studiato? Che senso ha aver studiato e cosa mi si prospetta nel futuro? Ormai i tre anni fatti, cioè la laurea breve, non valgono quasi più niente perché il mondo del lavoro ora richiede sempre di più o richiede ciò di cui il mercato ha bisogno. Allora noi giovani dobbiamo scegliere in base al mercato del lavoro cosa studiare e non ciò in cui meglio riusciamo e che più ci piace fare. Alcuni di noi per non arrendersi alla delusione del mondo lavorativo si adattano al lavoro che trovano perché non hanno la possibilità di sostenere le spese universitarie e quelle della vita per poter continuare a studiare, ma…dopo la specialistica si può una benedetta volta trovare lavoro o le aziende sempre e comunque pretendono l’aver già esperienza??? Le aziende fanno fatica a dare la possibilità di fare esperienza perché hanno troppe tasse da pagare o perché perdono tempo a seguire un nuovo stagista. Questo è il punto di vista dei titolari aziendali. Ma noi giovani laureati magari solo con tre anni di studio non ci vediamo offrire nemmeno la possibilità di fare stage con possibilità di assunzione. Dove andremo a finire? Alcuni laureati si trasferiscono all’estero perché ci sono più possibilità, non solo sono valorizzati, ma hanno la possibilità di crescere professionalmente, altri si devono adattare a lavori che non c’entrano nulla con la loro laurea. Non ha senso riprendere le statistiche che appaiono leggendo il giornale sulla disoccupazione e sulle varie situazioni personali che vengono riportate. Si dovrebbe dare occasione di concedere la parola a noi comuni giovani per raccontare lo stato in cui ci troviamo.

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