Noi Siamo Terre Roveresche: “La verità sulla situazione dell’ex fornace”

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Recentemente è apparso sul Corriere Adriatico un articolo riportante le lamentele di alcuni residenti della zona ex fornace per il fatto che i lavori, ad oggi, risultano fermi e l’area in completo abbandono. Il sindaco ha ribadito nello stesso articolo che, trattandosi di terreno privato, poteva fare ben poco, che stava monitorando la situazione per entrare in azione con “provvedimenti ad hoc” e che comunque avrebbe provveduto alla realizzazione del marciapiede che, in quanto realizzata dal Comune, sicuramente vedrà la luce, lasciando così intendere che di tutto ciò che poteva sorgere di nuovo e di utile dalla ex fornace non nascerà più. In realtà le cose non stanno proprio come dichiarato dal sindaco. Infatti la precedente amministrazione al termine di un lungo lavoro con la proprietà privata aveva preso accordi ben precisi e predisposto varianti al piano regolatore al fine di mettere la Ditta Caori (proprietaria del terreno) nelle condizioni di dover obbligatoriamente rispettare gli accordi presi per la bonifica, il recupero ambientale e la realizzazione di unità abitative. Nel Piano Regolatore l’area della ex fornace è classificata come una delle poche aree di espansione. Il Piano Regolatore, oltre al recupero e la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, prevedeva poche altre aree di espansione, delle quali la ex fornace era la più vasta. Preclusa questa possibilità è preclusa ogni altra possibilità di sviluppo edilizio nei prossimi decenni. E’ vero che oggi, come era già nel 2012 data di approvazione del PRG incombe la crisi edilizia ma così si pregiudica anche un futuro anche se non vicino sviluppo del paese. Gli accordi con la proprietà non era finalizzati solo alla sola realizzazione del marciapiede, ma al recupero dell’intera area considerata strategica per il paese. Il piano previsto prevedeva, in una prima fase, la demolizione degli immobili presenti nell’intera area (fatta eccezione per la ciminiera) da realizzarsi entro 3 anni dagli accordi sottoscritti (l’autorizzazione alla demolizione scade a marzo 2019). Successivamente alla demolizione, in una seconda fase, la ditta avrebbe proceduto alla macinatura ed al recupero degli inerti. Il trattamento degli inerti è stato autorizzato in loco in un’area nascosta verso il confine con Mondavio, esclusivamente perché andava riutilizzato sempre in loco per la realizzazione delle opere necessarie alla nuova urbanizzazione (sottofondi ecc.) nonché alla bonifica del monte. Nella terza fase degli accordi, la ditta si era impegnata alla bonifica del monte mediante la realizzazione di terrazzamenti, rinforzi e provvedendo alla piantumazione di alberi ed arbusti. La realizzazione delle varie fasi avrebbe poi portato alla fase finale dell’urbanizzazione della zona ex fornace mediante la ricostruzione di unità abitative leggere e la predisposizione di unità e spazi per i servizi pubblici. Questa quarta fase, presentata ai cittadini in una assemblea di due anni fa, rappresentava sicuramente una sfida difficile ma, per come era stata ideata, sicuramente possibile e fattibile sia pure in un arco temporale di un decennio in considerazione degli accordi sottoscritti dalla Ditta Caori e delle agevolazioni già concesse alla Caori in sede di Piano Regolatore. La realizzazione del marciapiede, per la precedente amministrazione, era in realtà un tassello di un progetto più ampio come risulta dalla manifestazione d’interesse della Ditta Caori e dalle delibere e determine che ne sono seguite nonché dall’assemblea pubblica della primavera del 2017 nel corso della quale la Ditta aveva presentato il progetto. Oggi invece tutto è cambiato svincolando così la Caori da ogni impegno con l’Amministrazione. Il terreno necessario per realizzare l’opera verrà “barattato” dal sindaco con la cessione di un terreno situato in Orciano via Ugo Foscolo del valore di 80.000 euro. In realtà il valore del terreno necessario per realizzare i marciapiedi doveva essere “saldato” dall’amministrazione comunale alla Ditta Caori con scomputo dagli oneri di urbanizzazione che avrebbe sostenuto con i lavori alla ex fornace. Ma ciò che più rattrista è che, anche se il marciapiede si farà, con un colpo solo vengono annullati anche tutti gli altri step previsti lasciando un’ area desolata ed inutilizzabile non si sa ancora per quanti altri decenni. Non ci sarà la bonifica del monte, non si sa che fine faranno gli inerti, non ci sarà il recupero ambientale, non ci alcun sviluppo edilizio.  Ognuno tragga le proprie valutazioni……….

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