Piano socio-sanitario regionale, Fabbri (M5S): “Vago e disomogeneo”

Rosalba Cagli
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Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle contesta aspramente il testo elaborato dalla Giunta Ceriscioli, con particolare riferimento alle ripercussioni sul pesarese, sottolineando l’esigenza di una proposta alternativa

«Vago, disomogeneo e senza indicazioni specifiche per la realizzazione concreta dei princìpi enunciati, nemmeno condivisibili». È una bocciatura senza appello quella di Piergiorgio Fabbri al Piano socio-sanitario regionale. Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle respinge al mittente il testo elaborato dalla giunta Ceriscioli, che – sempre secondo l’esponente pentastellato – «non risolve ma aggrava i problemi creando disparità fra città e province». «Contestiamo e contrastiamo da tempo a tutti i livelli, come Movimento 5 Stelle, la linea sanitaria della giunta Ceriscioli – sottolinea Fabbri -, ed alla luce di questo inutile nuovo piano sanitario proseguiremo con forza a metterci di traverso, proponendo in alternativa la nostra visione di sanità pubblica, distribuita sul territorio, che preveda la ristrutturazione delle realtà esistenti, senza ricorrere a nuove troppo costose ed accentratrici strutture provinciali, e il deciso potenziamento dei servizi distrettuali e domiciliari, centrati sulla gestione delle cronicità e sulla prevenzione diffusa».
Il consigliere regionale di Urbino si concentra quindi sulle ripercussioni del medesimo piano sul territorio di riferimento. «Le scelte disomogenee adottate circa il riconoscimento di area disagiata per preservare l’ospedale di Pergola e non quello di Sassocorvaro o Cagli, oltre alla disputa sull’elezione di strutture di eccellenza (secondo livello) nel pesarese piuttosto che nel maceratese o addirittura non concederne alcuna a protezione della realtà anconetana, stanno dividendo i territori, sulla pelle dei cittadini, senza peraltro affrontare i veri problemi generali della gestione sanitaria regionale, caratterizzata da insostenibili oneri economici per la mobilità passiva extraregionale per oltre il 50% imputabile a servizi di complessità bassa e medio-bassa – tuona Fabbri -. Il piano tenta di individuare alcune azioni necessarie nel settore dell’assistenza territoriale, rimarcando per contro la grave attuale insufficienza dei servizi distrettuali e domiciliari ad oggi erogati, che provocano il sovraccarico di alcune strutture sanitarie, come quella di Urbino, privata dei precedenti filtri zonali costituiti dagli ex ospedali di Sassocorvaro, Fossombrone e Cagli ormai spogliati di reparti ospedalieri, sottoutilizzati, e recepiti dalla popolazione come strutture non in grado di assicurare i servizi basilari a loro necessari». Le ripercussioni del nuovo piano sanitario sull’ospedale di Urbino, a detta del consigliere regionale, «saranno le stesse che registriamo negativamente negli ultimi anni: pronto soccorso congestionato senza il necessario sbocco del reparto di medicina di urgenza che da anni non si è in grado di attivare (pur avendo nominato il personale responsabile), medicina in costante overbooking costretta a cercare posti letto all’interno degli altri reparti, medici che arrivano in Urbino e la lasciano dopo poco tempo perché constatano la difficoltà di fare carriera e si scontrano con una gestione non ottimale, elefantiasi amministrativa e nanismo tecnico-operativo che costringe il personale a sovraccarico di lavoro e alle famose riduzioni festive dei posti letto nei reparti, incompleta applicazione della normativa nazionale e regionale in materia di gestione del rischio sanitario che genera eccessivi contenziosi legali».

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