Lettera aperta: “Fano: tutela per Villa Tombari”

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Rosalba Cagli
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La memoria è importante, non solo per i fatti tragici che hanno segnato la storia più o meno recente della nostra Europa, ma anche dal punto di vista edilizio e urbanistico, conoscere il proprio passato è fondamentale per indirizzare le scelte presenti e future. In nome di interessi economici e speculativi, Fano si è sbarazzata troppo frettolosamente di preziose testimonianze storiche che caratterizzavano i quartieri centrali del tessuto urbano. Pensiamo solo alle ville liberty che costituivano il primo sviluppo cittadino oltre le mura, a tutela delle quali si è intervenuto con troppo ritardo. Più recentemente è tornata sulle pagine della cronaca la vicenda dell’Ex Mulino Albani, un opificio che ha segnato la storia della Scienza delle costruzioni, anticipando altri esempi di architettura razionalista della città: fin dal 1992 poteva essere tutelato da un vincolo di conservazione volumetrica in accordo con la vecchia proprietà, e utilizzato, ad esempio, come “Casa del Carnevale”, con spazi per la costruzione dei carri, per i corsi di manipolazione della cartapesta e per un museo;  ma i Piani regolatori che si sono succeduti hanno sempre previsto la riduzione di cubatura, fittizia se poi tutto viene riportato in superficie utile, aprendo la strada alla demolizione e alla sua sostituzione con la banale struttura di un supermercato. Stessa sorte è accaduta a Villa Tombari, che nella carta I.G.M. del 1894 è censita come “Casino Tombari”. A pochi passi dal centro storico, in Via Giustizia 6, si trova questo bell’esempio di costruzione rustica e, al contempo residenziale, di impostazione simmetrica con corpo centrale elevato di due piani, sottostante porticato a cinque archi e piccoli corpi laterali di minore altezza.  Il P.R.G. adottato nel 29/09/2007 chiedeva per questo edificio, in termini inequivocabili, la conservazione, così come per altri edifici tipologicamente analoghi, presenti  nella zona della Paleotta (vedasi la tavola dei vincoli 1:5000 – delib. Cons. n° 352 del 29.09.2007). La Giunta Aguzzi rimettendo mano al Piano Regolatore, che dopo l’iter burocratico viene definitivamente approvato con delibera consiliare n°34 in data 19.02.2009, cancella fra altri anche questo vincolo. L’edificio in parola, che costituisce una testimonianza importante di edilizia rurale di due secoli fa, è stato recentemente venduto, e in base alle norme vigenti potrà essere demolito. Chiediamo quindi all’attuale amministrazione fanese, un atto di coerenza e di lungimiranza, e cioè che venga urgentemente rivisto l’atto amministrativo del 2009 e ripristinato, alla luce del P.P.A.R. (art. 40 delle N.T.A.), il vincolo su questo edificio che, oltre al valore in se, costituisce un elemento identificativo di quell’area urbana, e pertanto va restaurato, non demolito; chiediamo anche una svolta nella programmazione urbanistica, la quale oltre ad una stringente tutela del suolo, deve prevedere anche la salvaguardia della nostra memoria.

Per l’associazione La Lupus in Fabula - Il V.presidente
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