Sanità: Unione montana del Catria e Nerone si ribella alla Regione sul criterio di Pergola: “Perché Cagli no?”

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L’ospedale di Pergola

La decisione del 28 gennaio della Giunta regionale di adottare un Piano Socio-sanitario che riconosce l’ospedale di Pergola e di Amandola come presidio sanitario di “area disagiata” ha aperto le porte a reazioni contrastanti. Dopo l’autosospensione del consigliere regionale del Pd Gino Traversini per una manovra da lui definita scorretta della Giunta regionale, è la volta dell’’Unione montana del Catria e Nerone. In rappresentanza del territorio e di tutti i Comuni che ne fanno parte, interviene per ribadire l’assenza di conformità dei fondamentali diritti istituzionali, quali in particolare quelli socio-sanitari… “Ancora una volta non stati riconosciuti per il nostro territorio dalla Regione Marche con la recente approvazione della deliberazione della Giunta regionale n. 81 del 28.01.2019 concernente la proposta del piano socio-sanitario regionale 2019-2021“.

Il documento
Il presidente dell’Unione Montana nonché sindaco del Comune di Frontone, unitamente ai sindaci dei Comuni di Apecchio, Acqualagna, Cantiano, Cagli e Serra Sant’Abbondio che ne fanno parte, stanno predisponendo un documento di ordine del giorno sulle contraddittorie scelte proposte dalla Regione, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento di presidio sanitario di area disagiata riservato solo agli ospedali di Pergola e di Amandola come risulta dalla richiamata deliberazione della Giunta regionale. Il documento sarà portato in discussione al Consiglio dell’Unione Montana di Cagli convocato il giorno 6 febbraio 2019 alle ore 18,30 presso la sede della stessa. Il territorio così rappresentato si chiede ancora una volta perché vengono disattese le motivate e giuste rivendicazioni in ambito socio-sanitario che, al pari delle località inserite nel piano quali presidi sanitari delle aree disagiate con ospedali dotati di pronto soccorso, spettano sicuramente anche alle altre aree interne ricadenti nella nostra provincia.

Perché Cagli no?
Nel caso di specie – dicono dall’Unione montana – non si può non tenere in debita considerazione la marginalità riservata alla zona di Cagli presente con la propria struttura ospedaliera e di elisuperficie come per altre realtà interne, tenuto conto delle stesse e/o analoghe condizioni di disagio ritenute presenti, al contrario, nella zona di Pergola. Non è intendimento alcuno né da parte dell’Unione Montana né da parte dei propri Comuni creare o alimentare eventuali conflitti o rivalità territoriali, soprattutto con il Comune di Pergola e zone limitrofe per quanto riconosciuto, in queste zone, a livello di presidio sanitario dal piano regionale proposto. La situazione necessita in ogni caso di appropriati chiarimenti soprattutto per i criteri ‘territorialmente’ adottati ed applicati che hanno portato alla singola individuazione locale in palese ed incontestabile presenza di condizioni di oggettiva criticità e disagio simili anche nel nostro territorio. I criteri applicati infatti per il riconoscimento proposto dalla Regione rimangono sconosciuti e non illustrati nella deliberazione in questione e di questo ne verrà chiesta ragione con il documento che sarà poi ufficialmente trasmesso alla Regione dopo l’approvazione consiliare dell’Unione Montana“.

Contraddizioni con le Aree interne
Il Comune di Cagli – prosegue la nota – così come gli altri Comuni dell’Unione Montana, sono stati e sono tutt’ora attivamente coinvolti nel progetto ‘pilota’ delle aree interne della Regione Marche “Appennino basso pesarese anconetano” del quale l’Unione Montana stessa è l’ente capofila, nell’ambito della strategia nazionale di tutela e sviluppo delle aree disagiate delle località interne (SNAI) che, in presenza di quanto proposto con il piano socio-sanitario, vengono a porsi, quanto meno, di diritto e di fatto in stridente ed inconciliabile situazione di contraddizione. Si chiederà pertanto alla Regione di riprendere in esame e valutare positivamente l’inserimento, quale presidio di area disagiata interna, anche l’ospedale di Cagli completato del servizio sanitario di pronto soccorso, in analogia con quanto previsto per gli altri due punti di riferimento regionale, a salvaguardia e tutela sia dei diritti delle popolazioni amministrate residenti sul territorio sempre maggiormente vessate dalla spoliazione di servizi pubblici fondamentali e sia soprattutto del diritto alla salute delle popolazioni medesime messa ancor più a rischio. Le scelte regionali dovrebbero, al contrario, garantire pari ed eque condizioni di compatibile permanenza nelle aree interne più disagiate e più criticamente esposte alla carenza di servizi essenziali“.

Rivedere il piano
Pertanto la Regione verrà invitata  in sede di discussione consiliare, a rivedere ed emendare la proposta della Giunta con adeguamento del piano socio-sanitario presentato, per il quale comunque rimane l’esigenza di un motivato chiarimento relativamente alla parte contestata. “Si chiederà conseguentemente che il piano risulti rispondente alle condizioni territoriali di disagio presenti e rilevabili nelle aree interne operando con equa ed imparziale applicazione di criteri di valutazione per il riconoscimento, nel caso in questione, dei presidi sanitari delle aree disagiate, al fine di assicurare pari dignità e pari diritti alle realtà locali individuate ed individuabili comunque in possesso degli stessi requisiti o di requisiti simili“.

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