Geom. Tarcisio Armanni: “La ferrovia Fano-Urbino mettetela in buone mani, diventerà uno straordinario servizio per il territorio”

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Il pensiero del geometra Armanni Tarcisio sulla ferrovia Fano-Urbino

Ultimamente Tosi e Compagni si stanno sperticando per convincere i cittadini fanesi e quelli della valle del Metauro, che al posto dei binari della ferrovia Fano-Urbino si debba necessariamente realizzare una pista ciclabile! Prima di tutto mettiamo le cose a posto. E’ sbagliato dire “Ferrovia Fano-Urbino; io l’ho utilizzata quattro volte al giorno per un impiego che avevo a Calcinelli, dal 1969 sino alla sua chiusura. Attendevo la “littorina”, proveniente dal Pesaro, sul marciapiede della stazione di Fano, scendevo a Calcinelli e il treno proseguiva sino a Urbino. Quindi sarebbe più appropriato chiamarla “Ferrovia Pesaro-Urbino”.

Tosi non può sostenere che se si realizza una pista ciclabile sul sedime della ferrovia, si salvaguarda la Fano-Urbino. Beato chi ci crede perché  è una proposta sottile, infingarda e surrettizia con relativa presa per i fondelli. Qualcuno ha ventilato l’ipotesi di ripristinare la linea per uso turistico che, in ogni caso, tanto per cominciare, sarebbe qualcosa. Però sempre Tosi sostiene che è meglio una ciclabile al posto della ferrovia ad uso turistico! Utilizzando in maniera riduttiva e fuorviante la parola “turistica” quasi come se fosse un elemento di folclore di secondo ordine del territorio e quindi fondamentalmente inutile. Piuttosto dovrebbe viaggiare nei tratti delle ferrovie turistiche (tanto per citarne alcune: la ferrovia Dolomiti express Val di Sole, il treno blu del basso Sebino, la ferrovia Val D’Orcia, la ferrovia Terre di Siena, la ferrovia Camuna con le relative zone museali d’esercizio) cosi avrà la possibilità di ricredersi, perché le ferrovie turistiche sono il sale del territorio in cui operano.

Personalmente, per  la Fano Urbino, vedrei due fasi:

  • Prima fase.  Ripristinare la linea ferroviaria come “ferrovia turistica” che avrà un enorme potenziale per lo sviluppo turistico ed enogastronomico del territorio, con il recupero delle vecchie stazioni ove, fra le altre cose, si potrebbero esporre e commercializzare anche i prodotti dell’artigianato locale e offrire ai turisti , in quelle soste, merende e spuntini. Così avranno l’occasione di ammirare il bellissimi paesaggi circostanti.
  • Seconda fase. Questa infrastruttura turistica rappresenterà una opportunità strategica per la futura mobilità locale, perchè ha la potenzialità di essere interconnessa con quella appenninica e con quella nazionale.

Ho avuto l’occasione di visitare l’intero tracciato. Ho visto ponti distrutti dai Tedeschi in ritirata che devono essere ripristinati, gallerie in disuso che devono essere recuperate, i siti ove le locomotive si fornivano di acqua che hanno la potenzialità di diventare “zone museali” all’aperto. Il tutto nell’ambito di un progetto organico. Non dobbiamo dimenticarci che questa ferrovia collegava anche le città di Cagli, Pergola e Fabriano e che in futuro avrà la possibilità di chiudere un percorso circolare e virtuoso che collegherà Fano-Urbino-Pergola-Fabriano-Jesi-Falconara-Fano. La ferrovia quindi come forza trainante per ogni settore di attività. Non dobbiamo assolutamente chiudere le porte ad una futura moderna metropolitana di superficie per il servizio di trasporto, che offrirà una grande mobilità alla popolazione e ai pendolari in particolare. E che eliminerà l’inquinamento che producono i mezzi su gomma lungo tutta la valle del Metauro. Per questo il sedime ferroviario non deve essere assolutamente utilizzato per altri scopi. Non dimentichiamoci che Tosi, nel sostenere reiteratamente la teoria della trasformazione della linea ferroviari in pista ciclabile, vive in una realtà parallela. Infatti ha scatenato addirittura l’ira di Legambiente “Le Cesane” di Urbino che chiede di non toccare assolutamente i binari (vedi il Resto del Carlino, cronaca di Urbine del 27 luglio 2018). Il che la dice lunga sull’operato di colui che ha fatto la figura di ambientalista da strapazzo, fuori dal tempo e dalla realtà perché ancora non ha capito, nonostante l’attualità del dibattito internazionale, in che maniera in futuro le popolazioni dell’intera vallata possano affrontare ed eliminare l’inquinamento ambientale.

La risposta che potrebbero dare potrà essere: la bici non inquina! Sono perfettamente d’accordo. Ma tutto il traffico motorizzato che eliminerà la metropolitana di superficie, offrirà un beneficio maggiore ai nostri polmoni. Oggi dobbiamo lasciare aperte le porte ad ogni futuribile utilizzo di questa linea ferroviaria, perché abbiamo il dovere civico di non compromettere assolutamente questa struttura per un uso diverso ed immediato per una manciata di lenticchie e di ……. voti. Se non si può utilizzare subito questa linea ferroviaria, il che attualmente è nelle cose, lasciamola in pace, in attesa di risorse che in un futuro non troppo lontano, non verranno a mancare per risolvere il nodo della viabilità, ma soprattutto in attesa che il nostro territorio sia governato da politici più sensati, più capaci e più lungimiranti. Infine c’è la questione delle opere compensative che la Società Autostrade ha realizzato nel nostro territorio, per le quali anziché costruire un sovrapasso sulla ferrovia nella zona di Rosciano, ha divelto inopinatamente i binari e le traversine della linea ferroviaria, nonostante che una  Legge dello Stato, la n. 128 del 2017, abbia inserito la Fano Urbino fra le 18 ferrovie turistiche d’Italia definite come “tratte di particolare pregio culturale, paesaggistico e turistico”. Il Tutto perpetrato nel totale silenzio e indifferenza di tutte le Autorità locali e Regionali, compresa la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Culturali di Ancona, che ha il dovere di attivarsi immediatamente per fare ripristinare ciò che una Legge dello stato ha definito “di particolare pregio paesaggistico”. Detto questo, infine, mi dichiaro favorevole alla realizzazione della pista ciclabile ovunque la si voglia realizzare, purché non sul sedime ferroviario, perché, fra le altre cose, saremmo costretti a ripristinare tutti passaggi a livello per permettere ai ciclisti di pedalare in sicurezza. Il che è tutto dire!

                                                              Geom. Tarcisio Armanni
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