Ca’ Lucio (Urbino), Legambiente plaude alla sentenza del Consiglio di Stato sulla discarica

Legambiente saluta con favore la sentenza del Consiglio di Stato che boccia l’ampliamento della discarica di Cà Lucio perseguito con ostinazione dall’amministrazione provinciale, da MarcheMultiservizi e dal Pd locale e provinciale come una necessità indissolubile

Il Consiglio di Stato dà ragione ai ricorrenti del Comitato dei residenti,  costituitosi dopo diverse assemblee e scontri con i responsabili della Provincia e di MMS, che constatata la rigidità della controparte, con il proprio contributo finanziario, sono ricorsi al massimo organo giurisdizionale. L’ampliamento fissato prima a 680 mila metri cubi, poi ridotti a 400 mila di rifiuti produttivi e industriali, è stato bocciato. La sentenza fa giustizia di anni di proteste e di impegno che ha visto  in prima fila i residenti del Comitato. Il M5stelle, Legambiente e Sinistra per Urbino hanno sostenuto le ragioni dei residenti, la cui perseveranza è risultata decisiva per arrivare a questo finale. Ora si attende un provvedimento di chiusura e l’avviamento del post mortem per risanare, anche se parzialmente l’area coinvolta. Legambiente chiede misure amministrative perché si incrementi la raccolta differenziata, estendendo e rafforzando il porta a porta. Solo l’opzione rifiuti zero può garantire l’abolizione di discariche e inceneritori, e un maggior rispetto per l’ambiente, la natura e l’aria che respiriamo. Scomposta ci appare la reazione degli amministratori responsabili di questo  errore, tra chi colpito da amnesia, non ricorda nulla della vicenda, chi si menziona, ora e impropriamente,  dalla parte della protesta, e chi paventa o minaccia aumenti di tariffe in modo da porre i cittadini contro i ricorrenti che hanno difeso giustamente i loro diritti, le loro case, la salute loro e di tutti. Ci auguriamo che quest’ultima ipotesi non debba a verificarsi, potrebbe provocare una reazione popolare dagli sviluppi imprevedibili.  Anche in questa circostanza le forze politiche scelte per amministrare si sono dimostrati non solo incapaci di recepire le giuste esigenze popolari, ma addirittura sorde e pervicaci nel perseguire obiettivi contrari allai popolazione. Dalla crisi di rappresentanza al ricorso a organi terzi, tecnici e giuridici, che sappiano interpretare e giudicare con obiettività e imparzialità, il passo è breve. Solo che i tanti ricorsi a questi organi terzi dimostrano da un lato lo stato di un territorio abbandonato alla mercè di potentati  economici, dall’altro una crisi di rappresentanza che può costituire un fattore pericoloso per la nostra democrazia. A conferma di ciò l’episodio della seggiovia del Monte Catria, con l’intervento dei carabinieri forestali che ha provocato la sospensione dei lavori per irregolari ampliamenti, scavi, sbancamenti, strade e taglio di alberi per le seggiovie dell’impianto di sci che si va ampliando.  Ci è voluto l’intervento di un organo di polizia perché poi l’amministrazione competente di Frontone intervenisse. Ma anche in questo caso gran parte dei danni è stato già compiuto.  L’ente locale avrebbe dovuto vigilare e intervenire prima. Le forze politiche che amministrano le città si devono rendersi conto che nell’opinione pubblica si sta sviluppando una maggior consapevolezza della necessaria difesa del territorio, a cui gli amministratori sono chiamati a vigilare ed eventualmente a risponderne per le carenze riscontrate.

Circolo Legambiente Le Cesane