Rugby oltre le sbarre, lettera dalla Casa Circondariale Pesaro-Villa Fastiggi

A volte crollo sul letto e, quasi privo di sensi, mi addormento provando ancora una lunga sensazione dolorosamente “piacevole”. Il ritorno alla realtà è terribile, non riesci a sopportarlo, quindi ti ripieghi nuovamente in te stesso e cerchi di dormire, di sognare. È strano come a volte, quando la mente si allea con il buio, i brutti ricordi si trasformino in incubi; quanto porto dentro da anni è archiviato in una parte del mio cervello e durante il sonno, se arriva, non ti lascia scampo. Resto inchiodato, prigioniero di quello che la mente rimanda… sono persino arrivato a nominare il sonno come “veleno”; l’oscurità della camera mi regala vuoto e tristezza, accompagnati da silenzio, solitudine e una nuova dose di “veleno”.
Il “veleno”, però, ti dà anche la possibilità di riguardare tutta la tua vita passata, ripassando tutto fino alle più piccole minuzie; ti giudichi inesorabilmente e quella solitudine che tanto temevo fuori, mi ha dato la possibilità di arrivare a questo sereno giudizio su me stesso.
Interrogarmi sullo scopo della vita, sembrava esagerato e fuori contesto, ma quale fosse il fine del mio giocare a Rugby, era obbligatorio e, apparentemente, più semplice: AVANZARE PER FARE META!
Ognuno di noi vuole vincere perché, dicendoci la verità, a nessuno basta partecipare, non più… è nella stessa natura dell’uomo; ciascuno vive per migliorare il proprio “IO”, per avere successo, una vita piena di emozioni e tanto altro.
A dire il vero IO ero uno di quegli uomini, IO volevo fare meta… in tutto! Non importava né come, né quante persone avessi scavalcato o quanti amici, compagni di squadra in altri sport, dovessero proteggermi per riuscire nell’intento.
Nella mia mente era impressa soltanto la META, il come lo lasciavo ad altri: IO volevo quel punto tutto per me, per la MIA gloria personale; ma ora non più…
Nella vita fai scelte sbagliate, perdendo gli affetti e ritrovandoti steso a terra come giocando a Rugby; però, se hai forza devi lottare, lo devi a te stesso, ai compagni che ti sostengono e, soprattutto, a coloro che ami. Lo scopri a tue spese e grazie a qualcosa di “EXTRA”… che più che un corso sportivo in carcere è una condotta di vita. Dura, ma efficace.

EXTRA - Rugby oltre le sbarre - [ dalla Casa Circondariale Pesaro - Villa Fastiggi ]
lettera trascritta | R. K. | 29 settembre 2018