I cinghiali distruggono tutto. Protestano gli agricoltori. Qualcuno li ascolta?

«Il disgusto è il sentimento che si prova di fronte alla distruzione di intere coltivazioni di mais ad opera dei cinghiali che imperversano – si legge in una lettera aperta degli agricoltori di Montecalvo in Foglia – e il rammarico aumenta perché gli appelli ormai disperati ottengono scarsi risultati. Di questo passo non saranno gli ungulati ad essere abbattuti, ma noi costretti ad arrenderci ed abbandonare i campi ai quali abbiamo dedicato una vita». Qualcosa si muove dopo il clamore dei giorni scorsi, anche se sommessamente. Con riferimento alla richiesta dell’ATC PS1 per l’abbattimento di cinghiali all’interno dell’Oasi “La Badia” il capitano della Polizia provinciale in una relazione al proprio comandante riferisce che «nei mesi di maro-aprile 2018, sono state effettuate tre girate del personale della Polizia provinciale e abbattuti due cinghiali su un totale di quattro scovati. Si è potuto constatare l’esigua consistenza della specie cinghiale anche a causa dell’avvistamento di due esemplari di lupo». Da sopralluoghi risulta che «nell’azienda agricola “Nonno Ciro”, ubicata all’interno dell’Oasi, nei venti ettari di sorgo e mais vi è un danno compatibile con la presenza dei cinghiali. Nel terreno condotto dal signor Busetto Vicari, coltivato a mais per circa cinque ettari, situato in prossimità della strada provinciale, i danni risultano consistenti, pertanto sarebbe opportuna l’installazione, fornita dall’ATC PS1, di una recinzione elettrica o di un “dissuasore odoroso” soluzioni già consigliate al Busetto Vicari Andrea e che verrebbero fornite gratuitamente dall’ATC PS1». In attesa di eventi ulteriori bisogna sottolineare che sono più funzionali i recinti. Al cinghiale può sparare solo chi è in possesso della licenza di caccia. Cosicché l’agricoltore che cacciatore non è, si ritrova di nuovo spiazzato. Il caso più emblematico è successo con il cacciatore che, disposto in un primo momento ad intervenire su mandato dell’agricoltore, al momento opportuno è tornato sui suoi passi. Potrebbe sembrare che ad essere tutelati siano più i cinghiali che non gli agricoltori.  C’è da sperare che si tratti di una sensazione fuori di testa.