Sanità (pronto soccorso): “Con solo Urbino, Fano e Pesaro, l’entroterra soffre”

servizio tratto dall’ultimo numero di Flaminia&Dintorni luglio-agosto

L’ex direttore, dottor Marcello Garozzo, fa le carte ai pronto soccorso della provincia di Pesaro-Urbino

Emergenze sanitarie, tema di stretta attualità. Ne abbiamo parlato con il dottor Marcello Garozzo, ex direttore del pronto soccorso di Fano che analizza proprio questi fondamentali servizi. “Urbino, Fano e Pesaro – argomenta – sono i pronto soccorso rimasti aperti nella provincia di Pesaro e Urbino dopo la nuova pianificazione. Sicuramente l’entroterra per la vastità e la composizione della popolazione più dispersa sul  territorio, soffre per  la distanza da percorrere per arrivare. Inoltre la composizione della popolazione è anche di età alta, soggetta maggiormente alla malattia”. Come deve funzionare un pronto soccorso? “Per essere efficiente deve avere una struttura a cui accedere facilmente per tutta la diagnostica di laboratorio e radiologica al fine di valutare la patologia del paziente, per poter subito stabilizzarlo e successivamente avviarlo alla struttura più indicata per il trattamento definitivo. E’ quindi necessaria la presenza di operatività chirurgica H 24”. Come è messo quello di Fano? “Non è messo malissimo perché ha la possibilità di stabilizzare bene il paziente per poi mandarlo all’ospedale di Pesaro o Ancona per il successivo trattamento.  L’ospedale di Pesaro dovrebbe diventare quella struttura di secondo livello. Va a proposito ricordato che anche l’ospedale di Fano ha avuto un ridimensionamento importante nell’ottica dell’integrazione con Pesaro”. Cosa si potrebbe fare allora per il sofferente entroterra? “Per gli anziani che potrebbe avere bisogno di cure post acuzie sono presenti negli ospedali periferici posti letto ad essi dedicati.  I PPI servono solo al piccolo pronto soccorso, cioè i codici bianchi e verdi”. E come spiega le lamentele delle lunghe attese ai pronto soccorso? “I pronto soccorso sono gestiti con il meccanismo del triage fatto da infermieri opportunamente formati per questo compito, che permette di definire se il paziente ha una patologia emergente con rischio vita. In questa ottica chi è più grave deve avere accesso prima di un codice con minor gravità. I tempi di attesa poi dipendono da quanti medici o infermieri sono in campo ed i tempi sono variabili in relazione anche all’afflusso dei pazienti. Ai miei tempi grazie ad un controllo ferreo si cercava di contenere i tempi medi entro le due/ tre ore”. Quale professionalità  deve avere un medico al pronto soccorso?  “Il medico deve essere formato per l’urgenza. Poi serve l’esperienza che si fa sul campo assieme agli specialisti che sono di supporto. I giovani medici vanno affiancati in modo da poter fare esperienza in modo protetto”. Un pensiero sulle autoambulanze. “Le autoambulanze medicalizzate sono una risorsa importante per il servizio di emergenza. Attualmente sono presenti anche ambulanze non medicalizzate e questo non pregiudica l’assistenza, perché la decisione se inviare la medicalizzata o meno dipende dalla centrale operativa in base alle indicazioni date alla chiamata al 118. I medici 118 sono formati all’emergenza con adeguamento corso regionale”.