Giovanelli, Cisl Fano: “Quale modello di sanità nel territorio della Val Metauro?”

Le scelte sanitarie dovrebbero essere fatte alla luce del sole con un sano e democratico confronto con la società civile e le comunità locali: tutto invece avviene lentamente e silenziosamente

Nuovamente la sanità pubblica lascio spazio alla sanità privata senza un adeguato piano di controllo della spesa, senza una programmazione dei servizi offerti, senza il confronto reale e aperto sul modello sanitario del territorio della val Metauro e delle zone interne particolarmente danneggiate da un sanità centrata unicamente sull’ospedale di Marche Nord.
Dopo Sassocorvaro, Cagli ora tocca a Fossombrone che in un’ottica di pianificazione strategica sanitaria territoriale può essere un presidio ospedaliero che soddisfa le necessità sanitarie. Tutto questo però sembra rimanere un sogno in quanto si sta decidendo (se le notizie lo confermano) che una struttura pubblica verrà gestito dal privato. La struttura demografica viaria e orografica della Val Metauro e della Val Cesano necessitano di un sistema “salute“ (quindi prevenzione, rete territoriale di servizi sanitari ospedalieri e ambulatoriali assistenza domiciliare diffusa, rete di emergenza urgenza efficiente ed equamente distribuita sul territorio dell’Area Vasta…) e pone nuovamente la questione del rapporto tra sanità pubblica e privata. Scelte che dovrebbero essere fatte alla luce del sole con un sano e democratico confronto con la società civile e le comunità locali: tutto invece avviene lentamente e silenziosamente. La stessa sorte sembra accadere a Pergola, un presidio ospedaliero di una zona disagiata: la Regione Marche farebbe bene a riconoscere come tale, e di renderlo efficiente per servizi e dotazione organica e strumentale invece di avviarlo verso il suo inesorabile depotenziamento…. Sullo sfondo si avvicina la realizzazione del nuovo ospedale unico, posizionato all’interno di una città, con una viabilità inesistente e addirittura la creazione di una clinica privata a Fano. Molte sono le domande e le perplessità domande che dovrebbero essere oggetto di dibattito e confronto, ad oggi sempre negato. Alle domande ancora inevase inerenti le criticità del nuovo ospedale unico la vicenda di Fossombrone pone in evidenza le annose questioni mai risolte: quale modello di sistema salute per il territorio?
Come ridurre la mobilità passiva (ancora stabile) costo 46 milioni di euro? Come affrontare la questione delle liste d’attesa? Con quale criterio si favorisce l’inserimento della sanità privata utilizzando addirittura presidi pubblici funzionanti fino a poco tempo fa (Cagli Sassocorvaro…) oggi Fossombrone…. Perche non si potenziano i presidi di Fossombrone e di Pergola che potrebbero realmente svolgere assieme all’ospedale di Urbino una funzione di filtro quando saranno svelate le linee di pianificazione sanitaria e di rafforzamento dei servizi ospedalieri di day hospital, day surgery e prestazioni specialistiche, cure intermedie e post acuzie… in questi presidi. A nostro avviso non abbiamo solo bisogno di un ospedale unico (cosa vorrà dire unico…) ma di un sistema territoriale sanitario che garantisca una sanità celere nell’erogazione delle cure, con accessi codificati e prese in carico del paziente, con risorse umane tecnologiche e strutturali certe per i servizi territoriali diffusi in tutto il territorio.
Sono ancora molti i nodi irrisolti della sanità del territorio e la vicenda di Fossombrone che speriamo sia smentita evidenzia la frammentazione e la scarsa programmazione nelle scelte della Sanità per questo territorio.

Giovanni Giovanelli - Responsabile Cisl Fano