Interpretazione originale di Paolo Volponi dell’attore urbinate Roberto Rossini

Nell’Ufficio turistico di Ancona della Regione Marche, l’attore urbinate Roberto Rossini ha interpretato alcuni  poesie di scrittori marchigiani. La scelte dei testi  è stata riservata ai temi della natura, la campagna e la vita nei campi. Perché? Le poesie hanno accompagnata la presentazione della mostra “Il pane nostro” di Giorgio Mercuri che si è conclusa il 31 gennaio ‘18. La letteratura è stata messa a confronto con la pittura per raccontare le tradizioni locali di diverse città della nostra regione. Nel serata del vernissage, l’attore Rossini ha aperto la serata con un breve passo dei “Fioretti” di san Francesco, probabilmente scritti nel territori di Sarnano, che hanno ispirato l’allestimento, il pittore ha voluto creare delle cornici di pane intorno a quadri che rappresentano la campagna di notte perché il pane si può mangiare dopo una giornata di lavoro.

Il tema del crepuscolo è una ripresa di alcuni motivi dell’arte del fotografo Mario Giacomelli che ritroviamo nei dipinti di grande formato di Giorgio Mercuri. Il pittore senigalliese ha voluto, inoltre, sviluppare il tema della giostra girevole attrezzata per lo svago. Le scene, che  hanno come soggetto il territorio marchigiano, sono significative: chiunque potrebbe salire sul seggiolino e incominciare a girare. La composizione trova una giustificazione nelle esperienze dell’infanzia e dell’adolescenza e nei ricordi di questo tipo di divertimento che era possibile vedere nelle piazze dei paesi nelle giornate di festa. Grazie all’attore Roberto Rossini il pubblico in sala si è confrontato non solo con le opere d’arte, ma anche con i grandi scrittori marchigiani. La lettura del testo poetico “Tu sei l’uomo” (L’antica moneta, Firenze, Vallecchi, 1955) di Paolo Volponi ha ricordato alcune figure del passato come il contadino che non vediamo nei quadri di Giorgio Mercuri, perché i suoi paesaggio assomigliano ad una sorta di paradiso terrestre, senza essere umani. La fatica quotidiana del contadino che coltiva la terra riassume simbolicamente molti aspetti del pensiero che racchiudono la saggezza popolare, cioè il contadino può essere sciamano o forse un po’ filosofo in grado di cogliere profondamente molti aspetti importanti della vita. Roberto Rossini con una voce profonda ha letto, anche, un passo tratto dal romanzo “Giù la piazza non c’è nessuno” (1980) della scrittrice Dolores Prato su un fatto accaduto nel Collegio della Visitazione a Treia.  Il titolo del romanzo fa riferimento ad un proverbio marchigiano “staccia minaccia, buttalo giù la piazza, giù la piazza non c’è nessuno…”. La parola “nessuno”, pronunciata più volte dalla scrittrice e scelta da lei stessa nell’edizione conclusiva e può rappresentare, anche, i sentimenti di Mercuri nei suoi quadri: in effetti nelle immagini dipinte non troviamo, “nessuno”, solo campi senza essere antropizzati. Una sorta di paradiso terrestre in cui tutto è perfetto e cresce nella grazia di Dio. Il che non è vero perché molte delle valli, poco distanti dai corsi d’acqua, sono state trasformate  dallo sviluppo industriale del dopo guerra, che  ha cambiato profondamente il tessuto socio-economico e il paesaggio marchigiano.

Andrea Carnevali