Raggruppamento GEV Pesaro Urbino: “Servizio per la vigilanza ambientale sul territorio del Catria e Nerone. L’Unione ci ha detto no”

E’ di questi giorni la comunicazione di diniego dell’Unione Montana del Catria e Nerone sulla richiesta del Raggruppamento GEV Pesaro Urbino di avere un servizio convenzionato sul territorio dell’Unione  per la vigilanza ambientale, funghi e tartufi. L’Unione ringrazia, ma non accetta l’offerta dicendo che basta il servizio pubblico con le polizie e carabinieri già in essere. Il tutto senza affatto considerare chele guardie volontarie potrebbero essere usate per la tutela e la salvaguardia dell’arredo urbano, delle aree verdi e dei parchi cittadini per la tutela di una sicurezza urbana integrata, così come espresso da una legge dell’aprile scorso. Dispiace vedere come le Unioni montane siano lontane dalla realtà dei fatti e dei territori che amministrano, che per quanto riguarda gli illeciti ambientali, funghi e tartufi, tutela degli alberi, non colgono appieno,  quello che sta realmente  accadendo. Del resto il presidente dell’Unione montana del Catria e Nerone,  dice che è sufficiente il servizio svolto dai corpi di carriera, ma è sintomatico che poi quando i volontari vanno in servizio, come è successo recentemente, si trovino a dover sanzionare persone che non solo non hanno il versamento, ma neppure l’abilitazione mai conseguita per la raccolta dei funghi o mancano dell’autorizzazione ad abbattere piante protette.  A mio avviso la vigilanza sul territorio non è mai troppa, manca la giusta sensibilità e direttive chiare dalla Regione Marche, che dovrebbe ben verificare come  sono impiegati i soldi delle varie licenze concesse, come  dei funghi e tartufi. Inoltre è da chiedersi perché non vengono fatte convenzioni con i volontari pubblici il cui onere di finanziamento spetta esclusivamente ad Enti e Comuni. I corpi di polizia ordinari svolgono un servizio generale e non particolare come quelle delle guardie giurate volontarie, istituite ed istruite appositamente. E’ sintomatico che prima si fanno le guardie giurate particolari a valenza pubblica e poi chi incamera soldi pubblici derivanti dallo sfruttamento di risorse naturali, non le utilizzano per il controllo del territorio e delle risorse dalla quale deriva il gettito. E’ come se lo Stato per verificare l’evasione, si affidi ai carabinieri e non alla Guardia di Finanza  specialisti del settore, entrambi validi sicuramente, ma uno dei due più specialistico per materia  dell’altro. Inoltre non si tiene conto della trasformazione del Corpo Forestale dello Stato, oggi Carabinieri forestali, che sono sicuramente distolti verso altri servizi, tra cui il garantire la sicurezza dei cittadini, nonché si tiene conto, della soppressione delle polizie provinciali. Noi collaboriamo con questi Corpi da sempre e non abbiamo nessuna pregiudiziale. Noi vogliamo che gli amministratori pubblici prendano atto che la vigilanza volontaria pubblica, è a carico della collettività, perché amministrano risorse derivanti dallo sfruttamento di beni comuni ed è nell’interesse pubblico attivarla il più possibile. L’amministratore pubblico di vecchia generazione ancora pensa, che il volontario sia utile ai suoi fini quando gli risolve il problema del taglio dell’erba  o della raccolta dei rifiuti o del disimpegno della polizia locale, quando non ha personale dipendente. Si inventano cose totalmente fuorilegge come i nonni vigili a cui si concedono risorse, oppure soci di associazioni che gratuitamente taglierebbero l’erba per l’associazione di cui fanno parte, oppure finanziano circoli ricreativi invece che altri, creando una umana ingiustizia nei confronti di chi per fare le attività di vigilanza ha studiato, si è preparato e non gli viene concesso nulla se va bene, se va male addirittura osteggiato e vessato. L’importante che diano visibilità politica  e non creino problemi; purtroppo i volontari creano problemi perché con il loro servizio portano alla ribalta ciò che non va. Allora qui i casi sono due o gli amministratori e i dirigenti cambino modo di vedere o noi cittadini li cambiamo con altri, che interpretino la difesa del territorio a tutto campo e finanzino il volontariato di vigilanza ambientale. Fra l’altro, va ricordato che le guardie ecologiche volontarie, così come istituite nel 1992 nelle Marche, rappresentano l’unico modo per garantire la  vigilanza ambientale richiesta dalla Unione Europea. La forza del volontariato di vigilanza in Italia rappresenta oltre 15.000 appartenenti, stima in ribasso, nelle varie materie caccia, pesca, ambiente, quasi quanto  la polizia locale ed è in grado di difendere l’ambiente, alla pari di quelle ordinarie, purché gli sia data  la possibilità di farlo, con finanziamenti adeguati ed i giusti poteri, tra cui la polizia giudiziaria e l’armamento. Il nostro raggruppamento ha già inviato al Ministro dell’Interno con richiesta di un incontro urgente,  3 emendamenti. Il primo per inserire le guardie volontarie nei soggetti che possono partecipare alle attività di controllo delle specie nocive in agricoltura art. 19 della legge 157/92, il secondo  sui poteri di polizia giudiziaria durante il servizio di vigilanza, con la possibilità di armamento e il terzo  per estendere l’uso della paletta alla protezione civile nel servizio attivo di soccorso alle popolazioni  e davanti alle scuole. Cose necessarie e doverose se si vuole portare avanti il servizio e garantire sicurezza e rispetto delle regole sul territorio.

 

Paolo Bruscia - presidente del Raggruppamento GEV Pesaro Urbino aderente a FederGev