Il rugby per rieducare, lettera dalla Casa Circondariale di Villa Fastiggi

Riceviamo e pubblichiamo una lettera dalla Casa Circondariale Pesaro – Villa Fastiggi

Mi chiamo Dritan, ho 41 anni e da circa un anno frequento il corso di rugby nel carcere di Pesaro – Villa Fastiggi; mi alleno duramente, impegnandomi al massimo per riuscire a giocare con abilità e senza paura, sotto la guida del nostro caro allenatore “Beppe” De Rosa. L’attività mi dà, veramente, tante soddisfazioni e sono molti i motivi che mi inducono a proseguire in questa esperienza, sempre più capace di farmi staccare dalla routine quotidiana.
È un gioco bellissimo, ma forse, ancora troppo poco diffuso e, per questo, mi piace sostenerlo; mi ha insegnato il valore della collaborazione con l’intera squadra per un obiettivo comune. Soprattutto, l’obbligo a “non mollare mai”… come dovrebbe essere in qualunque situazione della vita! È uno sport che non si basa esclusivamente sulla forza fisica o le dimensioni del corpo, ma piuttosto sull’intelligenza; è una disciplina che sento di raccomandare a tutti i giovani.
La difficoltà e la durezza del gioco, formano un carattere migliore, aumentano la sicurezza di sé, impongono il gioco di squadra, la collaborazione; tutto questo, induce alla motivazione con l’accettazione della fatica, nel rispetto anche degli avversari.
Il duro allenamento ti mantiene in forma, sia mentalmente che fisicamente ed è in questa fatica che nascono profonde amicizie; giocatori, allenatori e sostenitori, accomunati dal desiderio di scoprire un modo nuovo e sano di stare assieme, attraverso il sacrificio di ognuno.
Sono grato al destino per avermi fatto scoprire il rugby e non posso che ringraziare sinceramente l’allenatore e il suo principale collaboratore, Pierpaolo Gambuti; senza dimenticare quanti, dall’esterno, sacrificano il loro tempo per venire ad aiutarci, oltre a coloro che, a vario titolo, rendono possibile questo bellissimo percorso in carcere.