Fano, Comitatinrete: “Verde pubblico: un omicidio colposo?”

E’ pubblicata online sul sito del Comune di Fano la Relazione attraverso la quale l’Amministrazione comunale intende giustificare l’abbattimento di 16 alberi di alto fusto su Viale Gramsci (15 platani e un leccio), operazione che ha gravemente leso il già degrado aspetto dell’ex Viale alberato. Dall’ introduzione è già evidente l’ammissione di colpa della amministrazione pubblica che informa di aver continuamente capitozzato i platani (ogni anno) per: “permettere spazio in sicurezza per passaggio dei carri e il montaggio delle tribune”, affermazione contestabile visto che l’altezza dei carri non è imperativa, e che fa pensare invece ad una mancanza totale di cultura nella gestione delle alberature.
L’amministrazione ammette quindi di essere stata complice e responsabile di una gestione scorretta delle potature, così tanto cruente da aver generato vari danni alle maestose piante.
Scrive un tecnico responsabile di una importante azienda di gestione di potature e cura delle malattie degli alberi di alto fusto: “la capitozzatura è il taglio più devastante che si può eseguire. Con questi tagli, le piante soffrono così tanto che cercano (se hanno le forze) di rigettare tutto l’apparato vegetativo che gli è stato tolto, crescendo negli anni successivi, il doppio o il triplo rispetto ad una potatura eseguita a regola d’arte secondo le migliori tecniche agronomiche. Infine, le piante capitozzate possono ammalarsi molto più in fretta ed aumenta il loro indice di rottura”. Occorreva quindi eseguire potature a regola d’arte che facessero sviluppare armoniosamente le chiome dei platani (anche coerenti col passaggio dei carri).
La relazione del perito privato chiamato a visitare i poveri platani conferma le: “pessime condizioni delle piante dovute alle ripetute capitozzature protratte negli anni”.
Se c’è un delitto quindi, c’è anche l’arma e il mandante! La gestione del verde pubblico di queste ultime amministrazioni ha seguito un trend in ascesa consistente in:
-considerazione degli alberi come oggetti ed ornamenti usa e getta, la cui manutenzione o cura sembra più dispendiosa della sostituzione con essenze di piccola taglia e più da sostituire più frequentemente
nessuna considerazione del valore paesaggistico, storico e culturale delle essenze presenti, spesso uniche e non più rimpiazzabili con essenze uguali
-esagerazione del rischio, del danno, delle controindicazioni soprattutto per alberature da frutto e alberature storiche, ricordiamo i bellissimi kaki di via Garibaldi tagliati perché nessuno ne faceva raccogliere i frutti, i pioppi femmina di via Battisti tagliati perché la lanugine “sporcava”, gli allori della biblioteca Federiciana tagliati perché infestati da un parassita che nessuno aveva intenzione di curare…
Parliamo allora di responsabilità, quella che il Sindaco vorrebbe imporre ai cittadini con le ingiunzioni dei vigili Urbani inerenti le strade pubbliche, mentre il verde pubblico viene decimato e trattato in malo modo. Scrive un esperto di alberature urbane: “gli alberi con patologie fungine o parassitarie possono essere curati con trattamenti fitoterapici”. Ma i platani di viale Gramsci di quale male erano ammalati, a prescindere dai “problemi all’apparato radicale e al fusto causati da erronee capitozzature?”, a giudicare dal verbale degli abbattimenti erano segnalate alcune carie, alcune ferite non rimarginate…tanto da doverli abbattere? No, perché lo stesso perito segnala come in classe “D” solo tre alberi (abbattimento a suo parere urgente)…mentre per alcuni dà indicazioni che esulano dal seminato: “a prescindere dalla classe di pericolosità assegnata si consiglia l’abbattimento dell’esemplare per scarso valore ornamentale e mancanza di prospettive”???
Restano 22 alberi del viale su cui pende ancora la spada di Damocle: abbattere tra un anno o due o curare e potare correttamente? Sta ai noi cittadini la richiesta di una gestione radicalmente differente del verde pubblico, un segno di civiltà, processo che va recuperato nella vita di quartiere, sì, perché dopo la scomparsa delle circoscrizioni dobbiamo reinventarci noi, dal basso e non con la manipolazione istituzionale del “volontariato”, un giudizio sul nostro habitat.

Comitatinrete