Fossombrone, festa del corpo della Polizia Penitenziaria

Attività operative ordinarie e straordinarie, traduzioni in sicurezza, l’istituto della prevenzione della radicalizzazione religiosa, la banca data dei Dna dei reclusi. Sono molteplici le funzioni che vengono svolte all’interno di un istituto di pena. Spesso con una carenza di personale che si attesta sul 30 per cento. La festa del Corpo di polizia penitenziaria, l’anno successivo alla celebrazione del bicentenario, si è svolta nel carcere di Fossombrone «alla presenza delle massime autorità militari, civili e religiose della provincia – sottolinea il commissario Marta Bianco comandante del Corpo – e ha visto anche una partecipazione massiccia di ex agenti di custodia in quiescenza. L’occasione è stata propizia per sottolineare il grande impegno dei poliziotti stante una realtà difficile a cominciare proprio dalla carenza d’organico». Al potenziamento delle misure di sicurezza e dei controlli, va affiancata una politica di integrazione che passa anche attraverso la piena e libera espressione della propria religiosità. Il 28 dicembre 2017 ha avuto inizio l’inserimento dei profili del Dna dei detenuti ricavati in Banca dati nazionale Dna. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha reso noto che l’Ente Italiano di Accreditamento Accredia ha dichiarato che il Laboratorio Centrale per la Banca dati nazionale del Dna è conforme ai requisiti della norma quale laboratorio di prova. La dottoressa Bianco sottolinea che «il Comune di Fossombrone nel 2015 ha concesso alla polizia penitenziaria l’onorificenza della cittadinanza perché “ha assicurato con costante dedizione, sacrificio invariabile e significativo valore, l’ordine e la sicurezza del carcere cittadino nel corso di una storia centenaria, che solidamente resiste, accompagnando con la sua imponente e silenziosa presenza la vita dei cittadini forsempronesi. Dal 1977, l’anno più buio del decennio di piombo, per volontà del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, vide assurgere quello di Fossombrone a penitenziario di massima sicurezza destinato ad ospitare i capi delle organizzazioni criminali comuni e terroristiche. Da sempre, allora come oggi, gli appartenenti alla polizia penitenziaria svolgono i compiti istituzionali previsti dalla legge assicurando l’esecuzione delle misure privative della libertà personale, garantendo l’ordine all’interno dell’istituto e tutelandone la sicurezza. Da carcere riservato a minorati fisici, allora c’era oltre le mura anche un centro clinico, a istituto a massima sicurezza per brigatisti e non solo. Oggi i reclusi sono 170, i poliziotti 130 con una notevole carenza di organico, come sottolinea il sindacato della polizia penitenziaria Sappe. Metà dei detenuti è ad alta sicurezza, istituto che nelle Marche è attivo solo a Fossombrone e a Montacuto di Ancona. I problemi da risolvere, sul tappeto sono tanti oltre a quelli dell’organico del personale. Necessitano lavori importanti, fermi da quattro, per un investimento complessivo di 5 milioni di euro, già stanziati senza che siano stati avviati i lavori per rendere il carcere, ormai vecchio, più a misura d’uomo al suo interno. Troppe celle sono insalubri, osserva ancora il Sappe, così come i locali in cui vivono gli agenti di polizia penitenziaria. La situazione che emerge non è delle migliori. Ristrutturare l’istituto di pena, data la sua importanza strategica nazionale e rilevanza economica per il territorio, è quello che tutti aspettano con apprensione nella speranza che la situazione si sblocchi.