Fano, “Giustizia. Basta la parola?”, il magistrato Piercamillo Davigo ospite al Teatro della Fortuna

Si chiude la settima edizione della rassegna “Con le parole giuste” martedì 22 maggio alle ore 17.00

Il magistrato Davigo

Dopo scuola, libertà, patrimonio, potere, paesaggio, persona, vittime, la settima edizione della rassegna “Con le parole giuste – le parole della giustizia nella filosofia, nella letteratura, nella società” si chiude con un appuntamento dedicato alla parola “giustizia” con un altro ospite d’eccezione, uno dei magistrati di maggiori notorietà ed esperienza in Italia: Piercamillo Davigo, che sarà ospite della Sala Verdi del Teatro della Fortuna di Fano martedì 22 maggio alle ore 17.00. L’incontro, intitolato “Giustizia. Basta la parola?”, sarà coordinato dall’Associazione Nazionale Magistrati – sezione Marche.
Piercamillo Davigo è entrato nella magistratura nel 1978 e negli anni ’90, quando è scoppiata l’inchiesta Tangentopoli, ha fatto parte del pool Mani Pulite, coordinato da Francesco Saverio Borrelli, insieme ai colleghi Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Ilda Boccassini tra gli altri. È stato Consigliere della Corte d’Appello di Milano, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati e, dal 2016, Presidente della II Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, carica che riveste attualmente. Una carriera lunga una vita, una vita consacrata alla giustizia, quella che traccia i confini della libertà, che indica il grado di civiltà di uno Stato.

Nel libro La tua giustizia non è la mia, Davigo scrive: «A mio avviso, la norma più importante è quella stabilita dall’articolo 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Ora, dobbiamo sempre ricordarci che le parole sono importanti, perché un conto è istituirli, i diritti, un conto è riconoscerli. Se uno li istituisce può anche revocarli, ma se vengono riconosciuti come a sé, preesistenti, e dunque non modificabili, diventano un limite di sovranità». E sempre a proposito di diritti ha dichiarato in un’intervista al Fatto quotidiano: «Io sono dalla parte giusta perché rappresento o dovrei rappresentare un’organizzazione che si fonda sul riconoscimento e sulla tutela dei diritti inviolabili. Certo, a volte ci sono leggi sbagliate, ma il nostro sistema prevede una serie di rimedi e correttivi».

«S. Agostino dice che ciò che fa la differenza fra le bande di briganti e gli imperi è la giustizia, non la forza o le dimensioni. In questo senso rendere giustizia è il più importante fra i compiti dello Stato»: così Piercamillo Davigo introduce l’incontro del 22 maggio alla Sala Verdi, che chiude la settima edizione della rassegna “Con le parole giuste”.

Piercamillo Davigo si è laureato in Giurisprudenza a Genova e poi in Scienze politiche a Torino. Entrato in Magistratura nel 1978, è stato assegnato al Tribunale di Vigevano con funzioni di giudice, poi dal 1981 alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano con funzioni di sostituto procuratore. Dal 1992 ha fatto parte del pool Mani pulite, trattando procedimenti relativi a reati di corruzione e concussione ascritti a politici, funzionari e imprenditori. Diventato Consigliere della Corte d’Appello di Milano nel 2000, ha ricoperto, a partire dal 2005, il ruolo di Consigliere alla Corte Suprema di Cassazione, II Sezione Penale. Membro dell’organo rappresentativo dell’Associazione Nazionale Magistrati, nelle fila di Magistratura Indipendente (MI), nel febbraio 2015 esce insieme a un gruppo di magistrati da MI, per fondare Autonomia e Indipendenza, che lo elegge presidente. Nel 2016, l’ANM lo elegge presidente, con durata dell’incarico di un’annualità. Attualmente è Presidente della II Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione. Ha scritto sia testi scientifici che divulgativi, tra cui ricordiamo La corruzione in Italia (Laterza, 2008), Processo all’italiana (Laterza, 2012), La tua giustizia non è la mia insieme a Gherardo Colombo (Longanesi, 2016), Il sistema della corruzione (Laterza, 2017), In Italia violare la legge conviene (Laterza, 2018).